È un gruppo di sintomi fisici e psicologici che si manifestano nei giorni precedenti l’inizio del ciclo mestruale e di solito terminano dopo l’arrivo del ciclo.
La sindrome premestruale è un complesso insieme di sintomi fisici, emotivi e comportamentali che si manifestano ciclicamente nella fase luteale del ciclo mestruale (risolvendosi con la mestruazione) andando a interferire significativamente con la vita quotidiana.
Senti che il ciclo sta per arrivare anche senza controllare il calendario: è il tuo corpo a presagirlo, ad avvisarti con tutta una serie di sintomi difficili da gestire, anche due settimane prima! Così, cominci a sentirti molto stanca, assonnata, dolorante, gonfia, nervosa, triste. Sappi che se questi sintomi si ripresentano con regolarità nelle settimane prima del ciclo, allora potrebbe trattarsi di sindrome premestruale.
Meriti un ascolto empatico e attento con professioniste/i aggiornate/i che sappiano accogliere il tuo malessere senza liquidarlo con un “prendi la pillola”. La sindrome premestruale può essere diagnosticata, indagata e soprattutto trattata per alleviarne i sintomi così debilitanti.
Cos’è la sindrome premestruale
La sindrome premestruale (SPM) è una condizione clinicamente riconosciuta. Indica un insieme di disturbi fisici, emotivi e comportamentali che si ripresentano ogni mese in modo prevedibile, legati alla fase finale del ciclo (fase luteale), e si risolvono con l’arrivo del flusso (o qualche giorno dopo).
Non è detto che tutte le donne in età fertile sperimentino la sindrome premestruale, e non con la stessa intensità. Si stima che tra il 70% e il 90% avverta qualche forma di disturbo premestruale nel corso della vita, ma solo una parte (circa 1 su 4) presenta sintomi abbastanza significativi da incidere sulla quotidianità e richiedere una valutazione medica specifica. Esistono quindi donne che attraversano ogni ciclo mestruale senza particolari difficoltà, e questo è del tutto normale quanto lo è il vissuto opposto! La predisposizione alla sindrome premestruale dipende da una combinazione di fattori biologici, genetici e legati allo stile di vita, non da una maggiore fragilità personale.
La SPM non conosce confini precisi: può presentarsi in modo lieve per anni e poi intensificarsi, oppure cambiare forma nel tempo, anche in risposta a eventi di vita significativi come una gravidanza, un periodo di forte stress o l’avvicinarsi della perimenopausa.
Quello che distingue la sindrome premestruale da un normale calo di energia in vista delle mestruazioni, ad esempio, è proprio la sua ciclicità. I sintomi seguono il ritmo del ciclo, compaiono sempre nella stessa finestra temporale, aumentano di intensità avvicinandosi alla comparsa delle mestruazioni e si risolvono con l’arrivo del flusso. Tale prevedibilità è anche uno degli elementi che aiuta a riconoscerla e trattarla con percorsi mirati.
Sindrome premestruale: sintomi
La sindrome premestruale ha un volto molto eterogeneo, infatti sono stati descritti oltre 200 sintomi diversi attribuibili a tale condizione.
Come accennato, un aspetto molto importante da tenere a mente è che questa serie di sintomi devono comparire esclusivamente nella fase premestruale e risolversi con l’arrivo del ciclo. Se i disturbi che stiamo per elencare sono presenti durante tutto il mese, infatti, potrebbe trattarsi di un’altra condizione, oppure di un fenomeno distinto (l’esacerbazione premestruale) di cui parliamo più avanti.
I disturbi premestruali riconducibili alla presenza della sindrome possono variare da ciclo a ciclo e da persona a persona, ma si raggruppano in due grandi aree.
Sintomi fisici
- gonfiore addominale
- tensione e dolore al seno
- mal di testa
- ritenzione idrica
- stanchezza intensa
- disturbi del sonno
- prurito vaginale
- sudorazioni e variazioni termo-regolative
- dolori muscolari o articolari
- acne
- voglie alimentari specifiche (spesso dolci o carboidrati) con conseguente lieve aumento del peso
- costipazione o diarrea
Sintomi emotivi e comportamentali
- irritabilità
- aggressività
- sbalzi d’umore
- crisi di pianto improvvise
- ansia
- difficoltà di concentrazione
- tendenza all’isolamento
- sensazione di essere sopraffatte o di aver perso il controllo
- depressione
- stati confusionali
- difficoltà a prendere decisioni
Sindrome premestruale 15 giorni prima: perché inizia così presto?
Il ciclo mestruale si divide in due fasi principali: la fase follicolare (dalla mestruazione all’ovulazione) e la fase luteale (dall’ovulazione alla mestruazione successiva). La sindrome premestruale si manifesta proprio durante quest’ultima fase, che in un ciclo regolare di 28 giorni prende avvio intorno al 14°-15° giorno (circa due settimane prima del flusso).
Dunque, non è strano che i sintomi della SPM possano comparire già 15 giorni prima del flusso e tendano a intensificarsi progressivamente fino ai giorni immediatamente precedenti la mestruazione, per poi dissolversi rapidamente con il suo arrivo.
Cause e fattori associati
Le cause della sindrome premestruale non sono ancora del tutto chiarite. L’ipotesi più accreditata non riguarda solo uno squilibrio ormonale in senso assoluto, ma una risposta del sistema nervoso centrale particolarmente sensibile alle normali fluttuazioni di estrogeni e progesterone che si verificano ogni mese.
Un ruolo importante lo gioca la serotonina: livelli ridotti di questo neurotrasmettitore sono associati ai disturbi emotivi tipici della SPM; ma anche il sistema che regola la risposta allo stress e all’ansia sembra essere coinvolto.
Infatti, la forte instabilità emotiva è legata a un processo neurochimico specifico che coinvolge l’allopregnanolone, un metabolita del progesterone. In condizioni normali, l’allopregnanolone funge da calmante naturale legandosi ai recettori GABA del cervello, che agiscono come una sorta di “freno a mano” per l’ansia e lo stress. Ma nelle persone colpite da sindrome premestruale, tale naturale meccanismo subisce un’alterazione. Così, il sistema nervoso reagisce in modo anomalo o eccessivo alle fluttuazioni dell’allopregnanolone, impedendo al cervello di stabilizzare l’umore. Di conseguenza, risulta molto più difficile gestire le tensioni quotidiane e i picchi di ansia durante la fase luteale.
Fra le altre cause della sindrome premestruale, è possibile elencare anche una componente genetica. Non è raro, infatti, che tale condizione tenda a ricorrere nelle famiglie (rendendola una condizione “normale” per questo non si indaga), e alcune varianti ereditarie sembrano aumentare la predisposizione.
In più, tra i fattori associati che possono aggravare i sintomi ci sono: stress cronico, sedentarietà, fumo, sovrappeso e carenze di micronutrienti specifici come calcio, magnesio e vitamina B6.
Sindrome premestruale grave: il Disturbo Disforico Premestruale (PMDD)
Esiste un ampio spettro della sindrome premestruale (dato che può cambiare nell’intensità e nella manifestazione dei sintomi da persona a persona, come abbiamo visto) e alla sua estremità nella “forma più grave” si trova il disturbo disforico premestruale, noto con l’acronimo PMDD.
Più precisamente, il disturbo disforico premestruale può essere immaginato per sommi capi come una “forma più grave” della sindrome premestruale, ma in realtà non è una definizione propriamente corretta (o abbastanza esaustiva). Infatti, il disturbo disforico premestruale non è una forma o un “livello” della sindrome premestruale, ma rappresenta proprio una condizione clinica distinta, riconosciuta ufficialmente dal 2022 nella Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-11) come patologia ginecologica, e inclusa nel DSM-5 tra i disturbi depressivi.
Il disturbo disforico premestruale interessa tra il 2% e l’8% delle donne in età fertile, ma il suo impatto sulla vita quotidiana può essere profondo e spesso sottovalutato.
Nel PMDD, a differenza della SPM comune, sono i sintomi emotivi a dominare il quadro generale:
- irritabilità intensa e difficile da contenere
- rabbia improvvisa
- umore molto basso
- depressione
- senso di disperazione
- ansia come tensione costante o come sensazione di essere sull’orlo
- labilità emotiva
- pianto improvviso
- ipersensibilità alle parole o alle situazioni
- un senso profondo di perdita di controllo su di sé
- pensieri suicidi
- autolesionismo
Anche i disturbi fisici tipici della sindrome premestruale sono presenti, ma nel disturbo disforico premestruale passano in secondo piano rispetto alla componente psicologica (tant’è che come abbiamo visto, il disturbo è stato anche inserito nel DSM-5 a differenza della SPM più comune).
Il PMDD non è ancora abbastanza conosciuto, né sufficientemente riconosciuto in fase di diagnosi. Chi ne soffre spesso fatica a trovare le parole per descrivere l’intensità della tempesta emotiva che vive a ridosso delle mestruazioni. Troppo spesso le donne hanno imparato a tacere questi sintomi per non farsi additare come “isteriche” o “pazze”.
Sappi che non sei pazza o isterica. Non sei condannata a questo senso incontrollabile di “disperazione mensile” solo perché sei in età fertile. Una valutazione specialistica con medici esperti può cambiarti la vita.
Diagnosi: osservare il proprio ciclo nel tempo
Non esistono esami del sangue o test strumentali in grado di diagnosticare la sindrome premestruale. La diagnosi è clinica e si basa sull’osservazione nel tempo.
In quest’ottica, lo strumento più utile a diagnosticare la sindrome premestruale è il diario mestruale. Si tratta di una scheda da compilare o di un normale quaderno dove registrare quotidianamente i propri sintomi per almeno 2 o 3 cicli consecutivi. È necessario annotare quando compaiono i sintomi, con quale intensità e quando si attenuano. Dopodiché, il medico prende visione del diario mestruale e verifica se i disturbi seguono il ritmo del ciclo oppure hanno un andamento indipendente da esso. Esistono scale standardizzate pensate proprio per questo scopo, che aiutano a rendere più oggettiva un’esperienza spesso difficile da raccontare a parole.
Esacerbazione premestruale (può confondere o ritardare la diagnosi)
Il monitoraggio dei sintomi nel tempo è un passaggio fondamentale anche per un’altra ragione: permette di distinguere la sindrome premestruale vera e propria dall’esacerbazione premestruale.
Quest’ultima è la condizione per cui i sintomi sono presenti durante tutto il mese, ma subiscono un peggioramento ciclico e marcato nella fase che precede il flusso. In questo caso, i disturbi non nascono con il ciclo, quindi, ma esistono già, ed è proprio il cambiamento ormonale ad amplificarli (creando confusione diagnostica). Diversi quadri clinici possono essere soggetti a questo fenomeno tra cui:
- depressione
- ansia generalizzata
- emicrania
- sindrome del colon irritabile
- endometriosi
- patologie autoimmuni come il lupus o l’artrite reumatoide
- disturbi dermatologici come l’acne o la dermatite atopica
Distinguere i due scenari non è solo una questione di etichetta diagnostica, è essenziale per orientare il trattamento nel modo più efficace. Se il diario mestruale mostra un intervallo davvero libero da sintomi subito dopo la mestruazione, allora il medico può orientarsi verso una diagnosi per sindrome premestruale o disturbo disforico premestruale. Se invece i disturbi persistono per tutto il mese con picchi premestruali, si tratta di un problema sottostante che merita un percorso di cura dedicato.
Il ritardo diagnostico, purtroppo, è frequente, e non solo per la condizione di esacerbazione. Molte donne normalizzano i propri sintomi per anni prima di ricevere una valutazione adeguata. Parlarne con una/un ginecologa/o sensibile e aggiornata/o è sempre il punto di partenza più importante.
Rimedi per la sindrome premestruale: come si affronta
Il trattamento per la sindrome premestruale dipende dalla gravità dei sintomi e dalle preferenze personali. Si procede in genere per gradi, monitorando i risultati nel tempo.
Fra i rimedi più frequenti è possibile elencare:
Stile di vita
Le linee guida internazionali indicano l’attività fisica aerobica regolare come uno dei rimedi più efficaci per la sindrome premestruale. Sono consigliati circa 30 minuti al giorno, 3-5 volte a settimana, possono ridurre sia i sintomi fisici sia quelli emotivi. Sul fronte alimentare, è utile limitare caffeina, alcol, sale e zuccheri semplici, privilegiando carboidrati complessi che favoriscono il rilascio di serotonina.
Integratori per la sindrome premestruale
Tra gli integratori consigliati per la sindrome premestruale con maggiore evidenza scientifica troviamo il calcio (intorno a 1000-1200 mg al giorno), il magnesio e la vitamina B6. Da assumere con attenzione ai dosaggi e con il controllo medico, poiché quantità eccessive possono avere effetti indesiderati! L’estratto di agnocasto è particolarmente indicato per chi soffre di tensione e dolore al seno.
Supporto psicologico
La psicoterapia è uno strumento prezioso per riconoscere i pensieri negativi ricorrenti e costruire strategie personali per affrontare la fase premestruale con più risorse. È indicata sia per la SPM sia per il PMDD.
Opzioni farmacologiche
Nei casi più intensi, il medico può valutare terapie farmacologiche specifiche. Gli antidepressivi della famiglia degli SSRI sono il trattamento farmacologico di prima scelta per le forme severe e per il PMDD, con un’efficacia documentata anche quando assunti solo durante la fase luteale. Anche alcune formulazioni di contraccettivi ormonali, agendo sulla soppressione dell’ovulazione, possono ridurre significativamente le fluttuazioni ormonali alla base dei sintomi. Per le forme più gravi e resistenti ai trattamenti abituali, esistono opzioni terapeutiche avanzate da valutare insieme a uno specialista.
Se ogni mese l’arrivo delle mestruazioni viene annunciato (anche due settimane prima) da una tempesta emotiva accompagnata da sintomi fisici debilitanti, non devi trovare da sola un equilibrio. Affidati a una équipe medica empatica, sensibile e aggiornata sui disturbi premestruali e scopri di più sui percorsi Weda per la sindrome premestruale con un approccio integrato, attento alla tua storia e ai tuoi bisogni.
Fonti
- https://www.msdmanuals.com/it/professionale/ginecologia-e-ostetricia/sanguinamento-uterino-anomalo/sindrome-premestruale
- https://www.sigo.it/wp-content/uploads/2024/04/SidromePremestruale.pdf
- https://www.sigo.it/wp-content/uploads/2024/10/GISS_Endocrinologia_Ginecologica-Sindrome_Premestruale.pdf
- Jespersen, Cecilie, Mette Petri Lauritsen, Vibe G. Frokjaer, e Jeppe B. Schroll. “Selective Serotonin Reuptake Inhibitors for Premenstrual Syndrome and Premenstrual Dysphoric Disorder.” In Cochrane Database of Systematic Reviews 8, no. 8 (2024): CD001396. https://doi.org/10.1002/14651858.CD001396.pub4.
- Haußmann, J., Goeckenjan, M., Haußmann, R. et al. Prämenstruelles Syndrom und prämenstruelle dysphorische Störung – Übersicht zu Pathophysiologie, Diagnostik und Therapie. Nervenarzt 95, 268–274 (2024). https://doi.org/10.1007/s00115-024-01625-5
- F. Liguori, E. Saraiello, e P. Calella. “L’impatto della sindrome premestruale e del disturbo disforico premestruale sulla qualità della vita e il ruolo dell’attività fisica.” In Medicina 59, no. 11 (2023): 2044. https://doi.org/10.3390/medicina59112044
- Schroll, J.B. and Lauritsen, M.P. (2022), “Premenstrual dysphoric disorder: A controversial new diagnosis.” in Acta Obstet Gynecol Scand, 101: 482-483. https://doi.org/10.1111/aogs.14360
FAQ
Quanto dura la sindrome premestruale?
La durata varia da persona a persona. I sintomi possono essere presenti per pochi giorni (2-3 giorni prima del flusso) o estendersi per l’intera fase luteale. Con l’inizio del flusso mestruale tendono a scomparire nel giro di qualche giorno.
Cosa prendere per la sindrome premestruale?
Non esiste un approccio uguale per tutte. Si parte in genere da interventi sullo stile di vita e dall’integrazione con calcio, magnesio e vitamina B6. Nei casi più intensi, il medico può valutare opzioni farmacologiche mirate. È sempre importante ricevere una valutazione personalizzata prima di iniziare qualsiasi trattamento.
Come distinguere la sindrome premestruale dalla gravidanza?
Alcune manifestazioni si sovrappongono: stanchezza, tensione al seno, sbalzi d’umore, gonfiore. La differenza principale sta nel fatto che i sintomi della sindrome premestruale scompaiono con l’arrivo delle mestruazioni, mentre in gravidanza persistono. In caso di dubbio, un test di gravidanza è il modo più diretto per fare chiarezza.
Qual è la differenza tra sindrome premestruale e disturbo disforico premestruale?
Entrambe le condizioni seguono il ritmo del ciclo mestruale, ma nel disturbo disforico premestruale i sintomi emotivi sono predominanti su quelli fisici e molto più intensi e gravi. Si tratta di una condizione distinta, con criteri diagnostici precisi e trattamenti specifici. Se sospetti di averne i segnali, una valutazione specialistica è il primo passo da fare.