È un disturbo funzionale del tratto gastrointestinale caratterizzato da dolore addominale, gonfiore e alterazioni della defecazione, in assenza di evidenti cause organiche rilevabili con esami tradizionali.
Gastroenterologo esperto in microbiota intestinale
La sindrome dell’intestino irritabile (SII o IBS) è un disturbo funzionale del tratto gastrointestinale caratterizzato da dolore addominale, gonfiore e alterazioni della defecazione, in assenza di evidenti cause organiche rilevabili con esami tradizionali. Molto attenzionata dalla classe medica che ha approfondito la ricerca clinica con l’individuazione di quella che risulta internazionalmente nota con i criteri diagnostici definiti Roma IV che definiscono la sindrome dell’intestino irritabile (IBS) come dolore addominale ricorrente, presente in media almeno 1 giorno/settimana negli ultimi 3 mesi, associato ad almeno due dei seguenti fattori: miglioramento con la defecazione, variazione della frequenza delle evacuazioni, variazione dell’aspetto delle feci.
Sintomi dominanti: gonfiore e crampi addominali. Di fronte a questi disturbi ricorrenti, più volte avrai pensato allo stress, qualcosa che passerà da solo prima o poi. In effetti, i sintomi arrivano, si alternano e sembrano peggiorare proprio in concomitanza a periodi di vita più frenetici o eventi particolarmente stressanti. L’intestino continua a inviarti segnali che non sempre vengono ascoltati o compresi subito. Così tendi a rimandare una visita specialistica, a trascurare il problema. Invece, potrebbe trattarsi della sindrome dell’intestino irritabile, una condizione abbastanza comune nelle donne, che può influenzare la digestione, ma anche il benessere quotidiano, l’energia e la serenità nelle attività di tutti i giorni.
Conoscerla meglio vuol dire iniziare un percorso di consapevolezza e gestione dei sintomi per riappropriarti della tua vita.
Cos’è la sindrome dell’intestino irritabile
La sindrome dell’intestino irritabile (nota anche con l’acronimo inglese IBS: Irritable Bowel Syndrome o “sindrome dell’intestino irritabile”) è un disturbo persistente del tratto gastrointestinale caratterizzato da dolore addominale ricorrente e alterazioni della funzione intestinale.
Si definisce come una “condizione funzionale” in relazione al fatto che l’intestino presenta un’importante alterazione nel suo funzionamento, ma non mostra anomalie strutturali evidenti agli esami diagnostici tradizionali come ecografie, analisi del sangue o endoscopie.
Il nuovo approccio diagnostico prevede inoltre lo studio del microbiota intestinale su campione di feci che potrebbe rilevare una predominanza di microrganismi fermentativi come Clostridia, Lactobacillus, Bifidobacterium et al. accompagnati da una riduzione della biodiversità microbica. (l’esame sarebbe inoltre capace di individuare le condizioni di permeabilità intestinale responsabile anche della sintomatologia dolorosa addominale).
I sintomi avvertiti sono reali e spesso molto intensi, ma sembrano non derivare da una lesione o da una patologia organica macroscopicamente evidenziabile. È proprio questo il carattere “misterioso” di questa condizione, che in passato è stata definita come esclusivamente “psicosomatica”, quando in realtà non è esattamente così.
La sindrome dell’intestino irritabile è una condizione anche piuttosto diffusa: alcuni studi rilevano che possa interessare tra il 4% e il 10% della popolazione. Tende a manifestarsi più frequentemente nelle donne e spesso esordisce durante l’adolescenza o in giovani adulti (verso i vent’anni), nonostante possa comunque comparire in qualsiasi fase della vita.
Le tipologie principali
La IBS può presentarsi con modalità diverse. In genere, si distinguono quattro principali varianti:
- sindrome con prevalenza di stipsi
- sindrome con prevalenza di diarrea
- sindrome mista (alternanza tra diarrea e stitichezza)
- sindrome non classificata (con sintomi variabili)
Identificare l’estrema variabilità del disturbo rende la sindrome una condizione molto individuale: ogni persona può sperimentarla in modo diverso, sia per intensità dei sintomi sia per fattori scatenanti o la loro prevalenza.
Sindrome dell’intestino irritabile: sintomi più comuni
I sintomi della sindrome dell’intestino irritabile possono cambiare nel tempo e variare da persona a persona, come abbiamo accennato. In ogni caso, di solito sono caratterizzati da un andamento cronico con periodi di miglioramento alternati a fasi di riacutizzazione, talvolta legate a stress, cambiamenti nella dieta o periodi particolarmente intensi dal punto di vista emotivo.
Il sintomo principale è il dolore addominale ricorrente, spesso descritto come crampiforme. In molti casi è localizzato nella parte inferiore dell’addome e tende a migliorare dopo l’evacuazione.
Accanto al dolore addominale possono comparire altre manifestazioni tipiche, fra cui:
- alterazioni dell’alvo (ossia irregolarità nelle abitudini evacuative con diarrea, stipsi oppure alternanza tra le due condizioni)
- gonfiore addominale persistente e sensazione di tensione nella pancia
- meteorismo
- urgenza evacuativa o difficoltà a trattenere le feci
- sensazione di evacuazione incompleta
- presenza di muco nelle feci
A completare la panoramica dei sintomi tipici legati al tratto gastrointestinale, è possibile che la sindrome del colon irritabile sia accompagnata anche da disturbi extraintestinali (che possono ritardare la diagnosi perché apparentemente non collegati) fra cui:
- stanchezza persistente
- mal di testa
- disturbi del sonno
- tensione muscolare
- ansia o irritabilità
Tali sintomi extraintestinali riflettono lo stretto legame tra intestino e sistema nervoso, spesso definito come “asse intestino–cervello”, che per molto tempo ha relegato la sindrome del colon irritabile fra i disturbi psicosomatici.
La componente dello stress nella sindrome dell’intestino irritabile
La SII è oggi considerata un disturbo dell’interazione tra intestino e cervello. L’intestino possiede un proprio sistema nervoso, chiamato “sistema nervoso enterico”, formato da circa 500 milioni di neuroni; non a caso viene definito il “secondo cervello” nel linguaggio comune. Tale sistema enterico comunica costantemente con il cervello attraverso una rete di segnali nervosi, ormonali e immunitari che costituiscono il cosiddetto asse intestino-cervello. La comunicazione tra i due sistemi nervosi è bidirezionale, quindi vi è un’influenza reciproca.
Quando i messaggi partono dal sistema nervoso centrale verso il sistema nervoso enterico: stress, ansia ed emozioni intense possono influenzare la motilità intestinale e aumentare la sensibilità viscerale. Da qui ne derivano i crampi addominali, il dolore o le alterazioni dell’alvo.
Quando i messaggi partono dal sistema nervoso enterico verso il sistema nervoso centrale: l’intestino invia continuamente informazioni al cervello tramite delle cellule specializzate e attraverso il nervo vago. È proprio attraverso questo flusso di informazioni che l’intestino contribuisce anche alla regolazione dell’umore.
L’intestino interferisce nei confronti dell’umore agendo sulla barriera ematoencefalica che chiude il passaggio a sostanze potenzialmente aggressive che hanno superato il filtro intestinale specialmente nei soggetti con intestino permeabile e vengono riconosciute tossiche dal sistema nervoso. In queste circostanze la chiusura della barriera ematoencefalica impedisce anche il transito di sostanze benefiche come precursori della serotonina, comunemente definita “ormone del benessere” o della felicità, che agendo come neurotrasmettitore, regola umore, sonno, appetito e funzioni cognitive. In corso di studi l’isolamento di batteri definiti psicobiotici per la loro potenzialità sul produrre precursori della serotonina.
Al momento risulta acclarato che un microbiota intestinale sano conferisce al soggetto una resilienza nei confronti dello stress.
Nel momento in cui lo stress diventa cronico, o comunque frequente, questo dialogo può alterarsi. Il cervello tende a diventare più sensibile ai segnali provenienti dall’intestino (condizione chiamata iperalgesia viscerale), per cui di fronte a stimoli normali, ad esempio la distensione dovuta ai gas intestinali, il sistema nervoso centrale interpreta in maniera errata, come fossero segnali di dolore intenso.
Le cause della sindrome dell’intestino irritabile
Le cause tutt’oggi non sono state ancora completamente chiarite. L’IBS è una condizione multifattoriale in cui più elementi si sovrappongono. Tuttavia, si ritiene che derivi principalmente da una combinazione di fattori biologici, intestinali e psicosociali. Uno degli elementi più indagati rimane comunque proprio l’asse intestino-cervello.
Tra i fattori più frequentemente coinvolti possiamo menzionare:
- ipersensibilità viscerale
- alterazioni della motilità intestinale
- disbiosi intestinale (il microbiota intestinale può risultare alterato e avere delle ripercussioni sulla digestione, produzione di gas e risposta infiammatoria)
- aumento della permeabilità intestinale (permettendo il passaggio di sostanze che attivano il sistema immunitario e aumentano la sensibilità intestinale)
- infezioni gastrointestinali pregresse (in alcune persone la sindrome compare dopo un episodio di gastroenterite acuta, si parla così di IBS post-infettiva)
- intolleranze alimentari
- stati infiammatori in sede pelvica (ad esempio a causa di comorbilità con altre condizioni come l’endometriosi).
Diagnosi della sindrome dell’intestino irritabile
Ricevere una diagnosi chiara può fare una grande differenza nella vita delle donne che hanno imparato a convivere con questi sintomi debilitanti per anni prima di trovare una spiegazione.
Nel concreto, la diagnosi della sindrome dell’intestino irritabile è principalmente clinica: si basa sulla raccolta accurata dei sintomi e sull’ascolto della storia personale (per individuare possibili fattori biologici e sociali scatenanti), più che su esami specifici. Per definire il quadro clinico con precisione, il medico valuta i sintomi seguendo linee guida internazionali condivise, che identificano l’IBS in presenza di dolore addominale ricorrente associato a cambiamenti nelle abitudini intestinali.
Durante la visita, il medico chiede da quanto tempo sono presenti i disturbi, con quale frequenza si manifestano, se ci sono alimenti o situazioni che li peggiorano, e come incidono sulla qualità della vita quotidiana. Presta anche particolare attenzione a eventuali segnali di allarme come una perdita di peso inspiegabile, sangue nelle feci, anemia, febbre persistente.
Laddove necessario, al fine di ottenere un quadro della situazione approfondito e definire con precisione la diagnosi, il medico può prescrivere alcuni esami per escludere altre condizioni con sintomi simili:
- analisi del sangue
- calprotectina fecale
- test per la celiachia
- breath test per lattosio o lattulosio per la identificazione della sovracrescita batterica (SIBO)
- ecografia addominale
- colonscopia (dopo i 45-60 anni o in presenza di sintomi atipici)
Sindrome dell’intestino irritabile: cura e gestione dei sintomi
Non esiste una cura unica e definitiva per la sindrome dell’intestino irritabile. Tuttavia, questo non vuol dire continuare a soffrire: al contrario, tramite un approccio multidisciplinare e personalizzato, potrai gestire i sintomi con successo e migliorare la qualità della vita. I fattori scatenanti e le manifestazioni variano molto da persona a persona, come abbiamo accennato, per questo trovare il proprio equilibrio richiede tempo e osservazione.
Grazie a un supporto specialistico potrai individuare la strategia più adatta per migliorare i disturbi legati alla sindrome del colon irritabile.
Alimentazione: la dieta “Low FODMAP”
Uno degli strumenti più studiati è la dieta a basso contenuto di FODMAP, che prevede una riduzione temporanea di alcuni carboidrati fermentabili, presenti in molti alimenti comuni, al fine di identificare quelli che scatenano i sintomi. Si tratta di un percorso strutturato che non dovrai seguire a vita. Seguire questo percorso con il supporto di una/un dietista specializzata/o aiuta a evitare restrizioni inutili e a ottenere risultati più precisi.
Cambiamenti nello stile di vita
Mangiare lentamente e consumare i pasti in un ambiente sereno senza stimoli esterni come guardare la TV. Fare pasti regolari e non troppo abbondanti, mantenersi ben idratate cercando di bere la propria dose di acqua giornaliera lontano dai pasti principali. Praticare attività fisica con costanza seguendo le indicazioni mediche in relazione alle proprie capacità. Ricorda che anche un buon riposo ha il suo peso; la stanchezza cronica, infatti, tende ad amplificare i sintomi.
Terapie farmacologiche
Di fronte a un insieme di sintomi particolarmente intensi e ingestibili, il medico può valutare l’uso di farmaci specifici in base al quadro clinico, fra cui:
- antispastici (possono ridurre i crampi intestinali)
- antidiarroici (in caso di sindrome con prevalenza di diarrea)
- lassativi osmotici (in caso di sindrome con prevalenza di stipsi)
- antibiotici non assorbibili (possono ridurre il gonfiore legato alla fermentazione intestinale)
- antidepressivi a basse dosi (in alcuni casi, per modulare la percezione del dolore intestinale attraverso la connessione tra intestino e sistema nervoso).
Mente e intestino: gestire lo stress
Tecniche come la mindfulness, lo yoga, la respirazione diaframmatica o un percorso di supporto psicoterapeutico possono rivelarsi preziosi strumenti per ritrovare la serenità.
Come funziona il percorso Weda
Gestire la sindrome dell’intestino irritabile è un percorso che si costruisce nel tempo. Un percorso fatto di ascolto e del supporto giusto al momento giusto. Avere al proprio fianco un’équipe medica specializzata può fare la differenza: scopri di più sui percorsi Weda per la sindrome dell’intestino irritabile!
FAQ
Le risposte alle domande più frequenti sulla sindrome dell’intestino irritabile
Quali cibi evitare con la sindrome dell’intestino irritabile?
Personalizzare la dieta in base ai sintomi specifici può essere molto efficace, insieme ad uno stile di vita sano. Riconosce la Sindrome da intestino irritabile nelle sue varianti: IBS-Diarrea; IBS-Costipazione; IBS-Mista consente di ottimizzare la dieta escludendo i cibi più o meno dannosi.
Poiché i fattori scatenanti variano da persona a persona, tenere un diario alimentare e valutare la dieta Low FODMAP con un professionista è l’approccio più efficace.
Come sono le feci di chi soffre di colon irritabile?
Irregolari e imprevedibili. Si possono alternare episodi di diarrea, con feci liquide e urgenza improvvisa, e periodi di stipsi, con feci dure e difficoltà nell’evacuazione. È frequente anche la presenza di muco e la sensazione di non essersi svuotate completamente.
La sindrome dell’intestino irritabile è la stessa cosa della colite?
Nel linguaggio comune spesso viene usato il termine “colite”, ma nella maggior parte dei casi si fa riferimento proprio alla sindrome dell’intestino irritabile, che non è una vera infiammazione del colon ma un disturbo funzionale dell’intestino.
Come curare il colon irritabile in gravidanza?
Durante la gravidanza la gestione del colon irritabile richiede particolare attenzione, perché alcune terapie abituali potrebbero non essere indicate. L’approccio più sicuro si basa principalmente su modifiche alla dieta, una buona idratazione e tecniche di gestione dello stress.
Sindrome dell’intestino irritabile: si guarisce?
Non esiste una cura definitiva, ma nella maggior parte dei casi i sintomi possono essere gestiti efficacemente fino a migliorare molto la qualità della vita.