È una condizione di disagio, persistente o ricorrente, localizzata nella parte inferiore dell’addome.
Medico Chirurgo Specialista in Ginecologia e Ostetricia, esperto in patologia vulvare e vulvodinia
Il dolore pelvico femminile è una condizione complessa localizzata nella parte inferiore dell’addome. È associato a sintomi delle basse vie urinarie, a sintomi indicativi di disfunzioni sessuali, intestinali, anorettali, ginecologiche, a carattere persistente e/o ricorrente senza riscontro oggettivo di alcuna patologia clinicamente identificabile.
Eccole, quelle strane fitte al basso ventre si sono ripresentate. Da stilettate di dolore improvviso, però, sembrano essersi trasformate in un dolore intermittente oppure continuo e sordo. Il disagio si trascina da mesi, magari da anni, e lentamente ha cambiato il tuo modo di vivere il corpo, il lavoro, le relazioni. Non sempre è facile capire da dove venga. Questo perché la pelvi ha un’anatomia complessa: qui convivono utero, ovaie, vagina, vescica, ureteri, intestino, vasi sanguigni, nervi e muscoli. Il dolore pelvico, quindi, può avere origine da una qualsiasi di queste strutture o dal modo in cui dialogano tra loro.
1 donna su 3 dichiara di soffrire di dolore pelvico, ma solo 1 su 10 ha ricevuto una diagnosi. Per riappropriarti della tua vita, è necessaria una diagnosi precoce e personalizzata al fine di individuare la terapia migliore. A tal fine, il primo approccio da attuare nei confronti del dolore pelvico è una dettagliata anamnesi medica, chirurgica, ostetrica, ginecologica e un approfondito esame obiettivo.
Che cos’è il dolore pelvico: differenze tra acuto, cronico, organico e disfunzionale
Il dolore pelvico è una condizione clinica complessa. Nella maggior parte dei casi, tende a manifestarsi come un dolore localizzato nella parte bassa dell’addome (tra ombelico e inguine), ma può irradiarsi anche alla schiena, ai fianchi, alla vulva, al perineo o alle cosce. Può trattarsi di dolore pelvico acuto, quando compare improvvisamente e dura poco tempo; oppure si parla di dolore pelvico cronico, nel caso persista per più di 6 mesi o si ripresenti ciclicamente.
Oltre a distinguersi tra acuto e cronico, il dolore pelvico può essere:
- dolore organico-nocitettivo (legato a una causa fisica identificabile) quando è presente un’infiammazione tissutale acuta, un’obiettività ben evidente con eziologia identificabile, ossia un danno reale nei tessuti, come nel caso di endometriosi o di un’infezione ginecologica
- dolore neuropatico (legato a un danno del sistema nervoso) causato da una lesione o malattia del sistema somatosensoriale (nervi periferici o centrali) come la sciatalgia (irritazione del nervo sciatico), la nevralgia post-erpetica (dolore persistente dopo l’herpes Zoster) o la neuropatia diabetica (danno ai nervi causato dal diabete). Si manifesta spesso come bruciore, scosse elettriche o formicolio, e può persistere anche in assenza di una causa attiva in corso
- dolore disfunzionale o nociplastico, nel caso in cui il sistema nervoso centrale sviluppi una sensibilizzazione. I neuroni diventano più reattivi, la “soglia del dolore” si abbassa e gli stimoli normalmente innocui (come il riempimento della vescica o la defecazione) possono diventare dolorosi anche in assenza di lesioni o infiammazioni. È un dolore che deriva da un’alterata nocicezione (sensibilizzazione centrale) senza evidenza chiara di danno tissutale o malattia del sistema sematosensoriale. Il sistema nervoso “amplifica” il dolore che si manifesta in modo diffuso, multifocale e spesso cronico (dura per mesi)
Tale distinzione serve a capire la complessità del dolore e delle sue manifestazioni al fine di individuare il percorso terapeutico migliore, e non per gerarchizzare il dolore (più importante o meno importante), né per minimizzarlo quando la causa non è immediatamente riconoscibile.
Dove si localizza il dolore pelvico?
La localizzazione può variare molto da persona a persona. Alcune donne riescono a indicare un punto preciso nel momento in cui sono chiamate a descrivere la posizione del loro dolore. Altre, invece dicono ad esempio: “Mi fa male la fascia lombare oppure “Ho una sensazione di peso che coinvolge tutta la pelvi”.
Le zone più frequentemente individuate riguardano un dolore percepito in sede centrale, sopra il pube; mentre in altre situazioni si concentra lateralmente, nella fossa iliaca destra o sinistra. Non è raro che venga percepito anche posteriormente, nella zona sacrale o rettale, oppure a livello perineale, quindi nell’area compresa tra vagina e ano oppure nella regione vulvare.
Dolore pelvico donna: sintomi frequenti e associati
I sintomi del dolore pelvico possono manifestarsi in diverso modo e cambiare da persona a persona. Alcuni dei segnali risultano anche meno evidenti, poiché sembrano non essere immediatamente collegati al dolore pelvico.
Addentriamoci in questa panoramica per capire se stai soffrendo o meno di dolore pelvico.
Sintomi più evidenti e frequenti
- dolori basso ventre
- crampi mestruali intensi (dismenorrea)
- dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia)
- dolore all’utero o alle ovaie
- dolore al perineo
- dolore vulvare
- dolore vaginale
- dolore lombare associato
Sintomi meno evidenti ma significativi
- urgenza minzionale o aumento della frequenza urinaria
- stipsi o dolore durante la defecazione
- sensazione di peso pelvico
- bruciore persistente non spiegato
- stanchezza cronica
- alterazioni del sonno
- calo del desiderio legato al timore del dolore
Fra i sintomi associati, sicuramente è possibile elencare anche quelli relativi alla sfera cognitiva ed emotiva. Il dolore pelvico cronico, infatti, modifica i circuiti del sistema nervoso, così, molto spesso, la sofferenza dilaga nella dimensione psicologica. Tra i segnali, è possibile avvertire: difficoltà di concentrazione, ansia anticipatoria e senso di frustrazione.
Perché fa male la zona pelvica? Le diverse cause
Le cause del dolore pelvico sono complesse e multifattoriali alla luce dei diversi organi interessati nella zona della pelvi (utero, vulva, vescica, intestino) e del coinvolgimento delle varie strutture nervose, muscolari e ossee. In diversi casi, infatti, il dolore è il risultato di più condizioni affluenti che possono coesistere.
Dunque, nell’indagine delle cause, si dipanano una serie di possibilità che si differenziano in base alla tipologia del dolore (acuto o cronico) e dai fattori ginecologici o meno interessati.
Cause del dolore pelvico acuto
Cause non ginecologiche del dolore pelvico acuto
- appendicite: da sospettare sempre, specialmente se il dolore è localizzato nella fossa iliaca destra
- patologie intestinali: diverticolite quando il dolore è localizzato nella fossa iliaca sinistra; infiammazioni funzionali come la sindrome dell’intestino irritabile (IBS); malattie infiammatorie intestinali (MICI o IBD) come il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa
- problemi renali: calcolosi (che provoca coliche molto dolorose per la contrazione dell’uretere) e pielonefrite (un’infiammazione renale), uretrodinia (dolore al livello dell’uretra)
- infezioni delle vie urinarie: che si manifestano con bruciore e frequenza urinaria
- apparato muscolo-scheletrico: contratture dei muscoli del pavimento pelvico, disfunzione della sinfisi pubica.
Cause ginecologiche e ostetriche del dolore pelvico acuto
- infezioni: infezioni delle tube (salpingite) causate da malattie sessualmente trasmesse come clamidia o gonococco, che possono estendersi al peritoneo causando peritoniti
- gravidanza extrauterina: spesso causata da lesioni precedenti alle tube. Può manifestarsi con dolore violento (viene descritto come “una coltellata”) in caso di rottura della tuba
- torsioni: torsione di fibromi peduncolati o di cisti ovariche
- emorragie interne: segnalate talvolta da svenimenti e variazioni di pressione.
Cause del dolore pelvico cronico
Il dolore pelvico viene definito cronico quando persiste o si ripresenta per oltre 6 mesi, come abbiamo visto. Le sue cause principali possono includere:
- vulvodinia: disturbo vulvare cronico caratterizzato da bruciore, irritazione, dolore e dispareunia, in assenza di rilevanti reperti obiettivi o di specifiche alterazioni neurologiche clinicamente evidenziabili. La forma più frequente di malattia (80% dei casi) è quella localizzata al vestibolo vaginale, definita vestibolodinia
- endometriosi: è una delle cause ginecologiche più importanti e frequenti. È definita come una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di cellule simil-endometriali e stroma al di fuori della cavità uterina in sedi ectopiche ( peritoneo, ovaie, tube, intestino, vescica…)
- candida recidivante: circa il 20% delle infezioni acute di Candida evolve in una forma di vulvo-vaginite da Candida ricorrente (RVVC) caratterizzata da quattro o più episodi in un anno
- malattia infiammatoria pelvica (PID): spesso conseguenza di infezioni non curate correttamente
- sindrome genitourinaria della menopausa (GSM) e l’atrofia vulvovaginale (VVA): una condizione che invalida la qualità di vita di circa una donna su due con una sintomatologia genitale, urinaria e sessuale come prurito, bruciore, secchezza, disuria, dispareunia
- sindrome della vescica dolorosa: dolore sovrapubico correlato al riempimento vescicale, in assenza d’infezione o altre evidenti patologie. Il dolore si può irradiare alle regioni inguinali, alla vagina e al retto. Si riduce alla svuotamento vescicale, ma dopo breve si ripresenta e spesso peggiora durante il ciclo mestruale
- sindrome da dolore della muscolatura del pavimento pelvico persistente, ricorrente o episodico: dolore del pavimento pelvico associato a trigger points muscolari, definibili come aree iper-irritate e associate ad aree nodulari o tratti muscolari ipersensibili
- congestione pelvica e problemi vascolari: difficoltà nel flusso sanguigno venoso (varicocele pelvico o trombosi venose) che causano pressione sugli organi e sui nervi sottostanti
Cause neurologiche e meccaniche del dolore pelvico
Il dolore pelvico può dipendere anche da cause neurologiche o meccaniche, come la compressione di alcuni nervi della pelvi. Tra questi, il nervo pudendo è uno dei più coinvolti: quando viene compresso può provocare dolore irradiato ai genitali o all’area anale, molte volte accompagnato da bruciore o prurito. Una conseguenza che può manifestarsi più di frequente se pratichi ciclismo e se trascorri molte ore seduta su superfici rigide. Altri fattori, come la stitichezza o l’attività sessuale, possono aumentare la pressione pelvica e aggravare temporaneamente i sintomi.
Dolore pelvico e gravidanza
Durante la gestazione possono comparire diversi disturbi legati al pavimento pelvico a causa dei cambiamenti ormonali e alla maggiore lassità dei legamenti. Tra i sintomi più comuni rientrano il dolore alla sinfisi pubica, irradiazione sacrale e una sensazione diffusa di peso nella regione pelvica. Tuttavia, quando il dolore è acuto e intenso, soprattutto nel primo trimestre, è importante escludere condizioni urgenti come la gravidanza extrauterina.
Come si arriva alla diagnosi del dolore pelvico
La diagnosi di dolore pelvico è una diagnosi di esclusione, infatti richiede un approccio multidisciplinare. Il primo riferimento è generalmente la/il ginecologa/o, ma a seconda dei sintomi e delle cause possono essere coinvolte altre figure specialistiche, come l’urologa/o la/il gastroenterologa/o la /il neurologa/o.
La valutazione inizia con un’anamnesi approfondita. In una prima fase il medico ascolta i sintomi che riferisce la paziente e successivamente raccoglie informazioni sull’insorgenza, la durata, la sede e il tipo di dolore (continuo, intermittente, acuto o sordo), oltre alla sua eventuale relazione con il ciclo mestruale. Al di là del sintomo primario (il dolore pelvico) vengono indagati i possibili sintomi associati, come sanguinamento vaginale, perdite anomale, febbre, disturbi urinari, alterazioni dell’alvo o dolore durante i rapporti sessuali.
Alla raccolta dei sintomi segue l’esame obiettivo, che comprende la valutazione dell’addome, l’esame ginecologico, vulvoscopia , ecografia transvaginale. In caso di mancanza di ciclo mestruale e rapporti sessuali non protetti,è possibile effettuare un test di gravidanza. Infatti, se stai cercando una gravidanza o non puoi escludere la possibilità di essere incinta, il medico potrebbe eseguire il test per valutare se il dolore pelvico possa essere associato a condizioni specifiche come una gravidanza extrauterina. Dopodiché, in base ai primi risultati possono essere richiesti ulteriori accertamenti, come gli esami del sangue, le analisi delle urine utili per orientare la diagnosi e individuare la causa del dolore.
Cura per il dolore pelvico: un trattamento multidisciplinare
La strategia terapeutica si concentra sul “reset” del sistema nocicettivo alterato e sulla rimozione dei fattori scatenanti. Occorre impiegare un approccio multimodale, non esiste una cura unica, ma un programma costruito attorno alla donna che include ascolto, farmaci, riabilitazione e supporto. Una strategia terapeutica razionale e strutturata può portare a un alto tasso di successo e alla risoluzione del dolore.
Il percorso di miglioramento può riguardare diversi aspetti, fra cui:
- rimozione dei fattori scatenanti: eliminazione di infezioni, irritanti locali e riduzione dell’infiammazione
- modifiche dello stile di vita: evitare gli errori alimentari, gli zuccheri semplici, e i lieviti nella dieta, riduzione del sovrappeso (il tessuto adiposo produce citochine infiammatorie), alimentazione sana ed esercizio fisico
- cura della disbiosi intestinale: il microbiota può influenzare l’attività del sistema nervoso viscerale e centrale, e modulare la percezione del dolore. All’intestino è stato riconosciuto un ruolo attivo di modulazione in particolare in presenza di infiammazioni, infezioni, bruciore e dolore a livello intestinale, vaginale, vulvare o vescicale. Occorre agire sul microbiota intestinale mediante prebiotici, probiotici
- TENS (elettrostimolazione transvagianle del nervo) è una tecnica indolore che agisce sulle vie nervose del dolore, determinando liberazione di sostanza analgesiche e attivando dei circuiti che inibiscono il dolore, utilizzata nel trattamento della vestibolodinia
- riabilitazione del pavimento pelvico: fondamentale per trattare l’ipertono muscolare spesso associato alla vulvodinia, esercizi di respirazione, dilatatori vaginali, biofeedback elettromiografico (tecniche per il controllo della muscolatura), rilascio dei punti trigger point, eseguiti da professionisti dedicati come fisioterapista , ostetrica e osteopata
- strategie ginecologiche: riduzione o eliminazione dei cicli mestruali con progestinici o contraccettivi in continuo per ridurre l’infiammazione periodici
- terapia farmacologica: utilizzo di farmaci per modulare la percezione del dolore a livello centrale come pregabalina, amitriptilina, gabapentina, ansiolin (benzodiazepina) che applicato in vagina ha un’azione miorilassante dei muscoli del pavimento pelvico
- terapie ormonali (pillola, estrogeni, testosterone, analoghi GnRH) e ospemifene (SERM modulatore selettivo del recettore estrogenico) che modula e riduce la neuroinfiammazione, indicato nell’atrofia vulvo-vaginale e nella sindrome genitourinaria della menopausa. DEHA (prasterone) ormone che ha un effetto di stimolazione dell’epitelio con incremento del collagene indicato nel trattamento dell’atrofia vulvo-vaginale
- PEA (palmitoiletanolamide) e acido alfa lipoico integratori che stabilizzano i mastociti
- LASER rigenerativo che fa penetrare calore nel tessuto vaginale portando alla produzione di nuovo collagene avviando un processo di rigenerazione del tessuto vaginale
- elettroporazione vaginale una tecnica non invasiva e indolore che utilizza impulsi elettrici a bassa intensità per aumentare temporaneamente la permeabilità dei tessuti e permette di veicolare farmaci direttamente in sede vestibolo-vaginale
- cura dell’igiene intima che gioca un ruolo fondamentale per il mantenimento della salute uro-genitale, infatti l’utilizzo di un detergente intimo inadeguato può provocare disidratazione , irritazione dell’area urogenitale
- approccio psicologico: l’importanza di riconoscere lo stress negativo e la sofferenza psicologica come una conseguenza del dolore cronico, che necessita di supporto (sessuologia, psicologia).
Nei casi più resistenti di dolore, esistono procedure mirate, come iniezioni locali o tossina botulinica, e interventi chirurgici mini-invasivi per trattare condizioni specifiche come endometriosi o aderenze. L’obiettivo è sempre alleviare il dolore, migliorare la qualità di vita e permettere di riprendere le attività quotidiane nel modo più sicuro possibile.
L’approccio Weda
È il momento di conoscere meglio il tuo corpo e riprenderne il controllo in modo consapevole. Meriti un luogo accogliente, sicuro, in cui una équipe di medici possa ascoltarti e aiutarti ad arrivare a una diagnosi completa nel minor tempo possibile. Scopri di più sui percorsi Weda dedicati al dolore pelvico per stabilire un programma di cure personalizzato.
FAQ
Le risposte alle domande più frequenti sul dolore pelvico
Perché ho dolore pelvico durante il ciclo?
Durante il ciclo l’utero si contrae per espellere l’endometrio, causando fastidio. Se il dolore è molto intenso o persistente può essere legato a condizioni come l’endometriosi, che provoca infiammazione durante la mestruazione.
Perché ho dolore pelvico dopo aver urinato?
dolore pelvico dopo aver urinato può essere causato da infiammazione della vescica, come nella sindrome della vescica dolorosa, oppure da condizioni come l’endometriosi, irritazione dei nervi pelvici o tensione dei muscoli del pavimento pelvico.
Cosa prendere per il dolore pelvico?
Dipende dalla causa. È fondamentale individuare l’origine prima di impostare una terapia.