È una condizione di dolore vulvare persistente a origine multifattoriale, in assenza di aspetti apparentemente visibili alla visita ginecologica.
Medico Chirurgo Specialista in Ginecologia e Ostetricia, esperto in patologia vulvare e vulvodinia
La vulvodinia indica una condizione di dolore vulvare persistente a origine multifattoriale, in assenza di aspetti apparentemente visibili alla visita ginecologica.
Alle volte, dare un nome a quello che senti può essere molto difficile. Soprattutto quando quel nome sembra non esistere. Allora, ti ritrovi a brancolare nel buio, in cerca di una spiegazione per quegli strani sintomi dolorosi nella parte più intima del tuo corpo. Incontrare professionisti esperti in vulvodinia vuol dire finalmente “dare un nome” a quello che senti, vuol dire capire ed essere capita.
Meriti un ascolto empatico in un ambiente safe, senza giudizio, affinché il tuo dolore sia riconosciuto come reale e trattabile.
Cos'è la vulvodinia
Sperimentare un dolore vulvare, o un bruciore vulvare persistente, che sembrano non avere una causa diretta, è impegnativo da affrontare, soprattutto per lo stato di incertezza iniziale: “Che cosa ho?”, “Cosa mi succede?”. Non è facile comprendere cosa sta succedendo, quando gli esami ginecologici di routine appaiono nella norma e sembra che “tutto vada bene”.
Il nome “vulvodinia” definisce una particolare condizione caratterizzata da dolore nella zona vulvare persistente da almeno 3 mesi e apparentemente senza causa.
La zona interessata, la parte esterna degli organi genitali femminili (vulva), può essere colpita totalmente o solo in parte dai sintomi dolorosi. Più precisamente, la vulvodinia comprende varie condizioni cliniche riguardanti la vulva (con le loro dovute differenze), ma collegate da un grande sintomo in comune: il dolore cronico.
Come si manifesta il dolore da vulvodinia
Una condizione così complessa non poteva di certo manifestarsi in modo “standard”, uguale e ripetitivo per tutte. Così, anche il dolore da vulvodinia riflette tale complessità e può presentarsi in diverse tipologie:
- continuo/cronico
- intermittente/episodico
- spontaneo (si manifesta senza la presenza di alcuno stimolo)
- provocato (si manifesta in seguito a degli stimoli)
- generalizzato
- localizzato
- isolato o in comorbilità con altre patologie mediche (fra cui: vaginiti ricorrenti da Candida, sindrome della vescica dolorosa, sindrome del colon irritabile, endometriosi) o disturbi sessuali (fra cui: perdita del desiderio, secchezza vaginale, evitamento sessuale).
La condizione è legata a un’alterazione dei meccanismi di regolazione del dolore a livello delle terminazioni nervose, spesso associata a una risposta muscolare involontaria del pavimento pelvico.
Ma come si traduce questa alterazione dei meccanismi del dolore nella vita di tutti i giorni? Per quanto difficili da spiegare in modo chiaro, le sensazioni riferite più frequentemente comprendono: una sensazione di bruciore (basso, medio o forte), dolore pungente (sensazione di essere punte da degli spilli o trafitte da coltelli), fastidio persistente indescrivibile (sensazione di sentire la pelle della vulva “tirare”, ad esempio).
Vulvodinia localizzata e generalizzata
In base alla distribuzione del dolore, la vulvodinia si distingue in localizzata o generalizzata.
La vulvodinia localizzata (nell’80% dei casi) si manifesta con un dolore avvertito solo in una zona ben specifica della vulva: più spesso si tratta della zona della clitoride o dell’area del vestibolo vaginale (vestibolodinia), ossia, quella all’ingresso della vagina, tra le piccole labbra.
La vulvodinia generalizzata (nel 10% dei casi), invece, come può suggerire il nome, si distingue per coinvolgere un’area più ampia della vulva.
Cosa non è la vulvodinia
Per capire meglio come definire qualcosa, alle volte bisogna procedere anche per esclusione. Parlando di vulvodinia, il discorso è pregnante data la difficoltà di riconoscimento e dei tanti fraintendimenti che ne ritardano la diagnosi.
La vulvodinia non è un’infezione: non è causata da batteri o funghi attivi, anche se spesso può essere confusa con la Candida o la cistite (può esserci una comorbilità ma deve essere indagata e distinta).
La vulvodinia non è una malattia rara: interessa circa il 12–15% delle donne nel corso della vita (1 donna su 7) ed è una condizione che ogni ginecologo può incontrare nella pratica clinica (se non l’ha mai incontrata, è più probabile che non l’abbia saputa riconoscere).
La vulvodinia non è una malattia immaginaria né “solo psicologica”: il dolore cronico della vulvodinia ha basi biologiche solide, non è “psicosomatico”. È una condizione che può avere un forte impatto psicologico, ma più come conseguenza, che causa scatenante.
Vulvodinia sintomi più comuni e meno frequenti
I sintomi della vulvodinia possono presentarsi in momenti diversi della vita e cambiare da persona a persona. Sono più frequenti in età fertile, in particolare tra i 20 e i 40 anni, ma in alcuni casi, possono iniziare già dall’adolescenza. Spesso, i sintomi compaiono all’improvviso, dopo anni privi di problemi (non esistono tipiche “avvisaglie” uguali per tutte); possono insorgere dopo il parto o anche in menopausa.
Alla luce dell’unicità di ogni manifestazione, ascoltare con attenzione le parole con cui una donna racconta i suoi sintomi è fondamentale per comprendere l’origine della vulvodinia, i fattori che la influenzano e le eventuali comorbilità.
Sintomi più comuni
Il sintomo più comune e caratteristico è un dolore vulvare persistente, ma che può assumere diverse forme. Quindi, rispetto alla personale percezione e sensibilità al dolore è possibile sperimentare diversi fastidi, fra cui:
- dolore durante i rapporti sessuali
- secchezza vaginale
- bruciore
- pizzicore
- formicolio
- prurito
- gonfiore
- arrossamento
- dolore urente (sensazione di fiamme o “essere toccate da un ferro rovente”)
- sensazione pungente (simile a punture di uno spillo)
- dolore trafittivo (come essere attraversate da un coltello)
- sensazione di essere attraversate da scariche elettriche
- dolore simile a quello di un livido
- tensione alla vulva
- maggiore sensibilità delle mucose
- sensazione di dover urinare spesso (sintomi simili alla cistite)
- sensazione di un “corpo estraneo”.
Sintomi meno evidenti o intermittenti
Non sempre il dolore è continuo, come accennato. In molte situazioni la vulvodinia si manifesta solo se provocata. Quindi, alla base ci deve essere la presenza di un trigger, di uno stimolo scatenante.
Fra i sintomi meno evidenti poiché “nascosti” dalla loro intermittenza, possiamo elencare il dolore vulvare presente nelle seguenti situazioni:
- preliminari, sesso orale, e durante le ore successive a un rapporto penetrativo
- visite ginecologiche
- lavaggio delle parti intime (anche l’uso di detergenti può peggiorare il disagio)
- vestiti aderenti (indumenti intimi, jeans, body, costumi da bagno)
- pedalate in bicicletta (o altri sport ad alta sollecitazione vulvare come equitazione)
- lo stare sedute per troppe ore
- l’uso di assorbenti interni
Quando i sintomi cambiano nel tempo
I sintomi legati al dolore vulvare spesso si presentano con un andamento fluttuante. Ciò vuol dire che possono attenuarsi o intensificarsi nell’arco della stessa giornata e alternare fasi di miglioramento a periodi di riacutizzazione. In molte donne, il dolore tende a peggiorare nella fase premestruale, in concomitanza con le fluttuazioni ormonali.
Cause e fattori associati alla vulvodinia
Cercando di comprendere meglio la vulvodinia, è importante superare l’idea che abbia una singola origine chiara e identificabile. Prova a lasciarti alle spalle il ragionamento logico tra “causa-effetto”. La vulvodinia è una condizione complessa e multifattoriale, le cui cause non sono ancora completamente note. Per capirne le origini, dunque, bisogna adottare un approccio olistico, che ti ponga al centro come organismo biologico e persona, non solo come “una vulva”.
Le evidenze scientifiche indicano che la vulvodinia può essere scatenata dall’interazione di più fattori genetici, biologici, neurologici, muscolari, ormonali ed emotivi.
Nonostante l’attuale impossibilità di identificare delle cause ben precise alla vulvodinia, è comunque possibile indicare l’insorgenza di alcuni fattori ricorrenti associati alla condizione:
Infezioni e infiammazioni ricorrenti
- infezioni vaginali frequenti (Candida, vaginiti)
- cistiti ricorrenti
- uso ripetuto o prolungato di antibiotici e antimicotici locali
- infiammazione cronica dei tessuti vulvari.
Fattori neurologici e genetici
- lesioni o irritazione del nervo pudendo
- alterazioni della percezione del dolore (iperalgesia e allodinia).
In molte donne è stata osservata anche una predisposizione genetica all’ipersensibilità delle terminazioni nervose della vulva e del vestibolo vaginale, in particolare a carico del nervo pudendo, con fibre nervose più numerose e voluminose rispetto alla norma.
Fattori muscolari e funzionali
- ipertono o ipercontrattilità della muscolatura vulvo-perineale
- abitudine a trattenere a lungo minzione o defecazione
- contrazione involontaria dei muscoli in risposta a stress o dolore
- stipsi persistente o sindrome dell’intestino irritabile
- eccessiva o scorretta attività fisica.
Traumi fisici
- traumi al coccige (anche lontani nel tempo)
- parto complicato con lacerazioni o episiotomie
- interventi chirurgici pelvici o ginecologici.
Fattori ormonali
- alterazioni ormonali (età fertile, post-parto, menopausa)
- cambiamenti legati all’uso o sospensione di terapie ormonali.
Stile di vita e fattori irritativi
- utilizzo di detergenti aggressivi o eccessiva igiene intima
- sostanze chimiche contenute in prodotti topici (cortisonici, lubrificanti, creme)
- biancheria e indumenti troppo stretti
- attività sportive che causano microtraumi genitali (bicicletta, spinning, cyclette, equitazione).
Lo stress e i fattori psicologici
Un dolore psicologico non è meno invalidante di un dolore fisico, e dovrebbe essere trattato con la stessa attenzione e cura. Il legame tra vulvodinia e stress è innegabile, ma non va interpretato in chiave riduttiva o colpevolizzante, come se fosse tutto “solo stress” o “nella tua testa”.
Come abbiamo visto, il dolore provocato dalla vulvodinia ha basi e spiegazioni biologiche: è reale. Le donne che convivono con il dolore vulvare cronico, però, tendono a presentare più frequentemente stati di ansia, sintomi depressivi e un elevato carico di stress. Nella maggior parte dei casi, questi aspetti sono una conseguenza del dolore persistente, non il suo punto di partenza.
In altri casi, alla base potrebbe esserci una condizione di ipersensibilità del sistema nervoso (provocata da stati di allerta prolungata, stress cronico, o esperienze traumatiche, come abusi sessuali), che può contribuire a mantenere il circolo dolore–tensione–dolore perenne.
Nella vulvodinia, i fattori biologici, neurologici e psicologici interagiscono tra loro. Quindi, riconoscere e validare anche la dimensione emotiva del dolore è basilare per prendersi cura della persona nella sua interezza.
Come si diagnostica la vulvodinia
La diagnosi della vulvodinia viene effettuata da un professionista esperto, solitamente un ginecologo o un urologo specializzato in dolore genitale e pelvico. Non esiste un singolo test da applicare che confermi o meno la condizione. Più che altro si tratta di una diagnosi per esclusione, che coinvolge diversi fattori e test (indagando le possibili comorbilità).
Il miglior metodo per una diagnosi accurata si basa sull’ascolto attento dei sintomi, sulla raccolta e valutazione di tutta la storia clinica e sugli esami fisici mirati.
Tra gli esami fisici mirati per la vulvodinia c’è il cotton swab test, o “swab test”, ossia, il test del tampone. Si esegue in maniera molto semplice e non è invasivo. Lo specialista tocca delicatamente specifiche aree della vulva con un cotton fioc umido, al fine di “mappare” i punti sensibili e misurare l’intensità del dolore. Se un contatto leggero provoca dolore (laddove non dovrebbe), questo aiuta a riconoscere l’ipersensibilità tipica della vulvodinia.
Oltre allo swab test, il professionista osserva con attenzione l’area vulvare per valutare la salute della pelle e delle mucose, attraverso palpazione e vulvoscopia. La valutazione può includere anche i muscoli del pavimento pelvico e, se necessario, un controllo vaginale interno per escludere altre possibili cause del dolore.
Il problema del ritardo diagnostico
Sono tantissime le storie di donne arrivate a una diagnosi di vulvodinia dopo anni e anni di quello che definiscono un “calvario”. I pellegrinaggi alla ricerca di studi medici specializzati, visite ripetute, prescrizioni di esami, risultati inconcludenti, i rimbalzi da un reparto all’altro, dove quello consigliato più spesso è psichiatria. Da qui il lento esaurimento del tempo e dei soldi investiti, dell’energia, della speranza di trovare una diagnosi esatta fra le tante sbagliate o incomplete.
Il ritardo diagnostico dipende dalla complessità della vulvodinia e dall’ignoranza che ancora vige in materia sui migliori metodi di diagnosi differenziata. Occorre procedere con metodo e ordine comprendendo ogni aspetto della donna a 360°. Indagare le varie aree di comorbilità per escludere delle patologie. Oppure diagnosticare altri disturbi strettamente collegati al fine di raccogliere ogni informazione utile, che pezzo dopo pezzo, possa completare il puzzle.
È necessario rivolgersi a professionisti esperti in vulvodinia, che sappiano riconoscere tempestivamente i sintomi e validare il vissuto delle donne. Una diagnosi precoce consente di attivare strategie efficaci di gestione del dolore e migliorare la qualità della vita.
Vulvodinia: cure e trattamenti possibili
Non esiste una cura alla vulvodinia uguale per tutte, poiché le cause e i meccanismi che la alimentano sono diversi da persona a persona. Ogni storia di dolore è unica. Partendo da questo presupposto, è necessaria una comprensione profonda di ciò che sta alla base dei sintomi, per costruire un percorso di cura mirato e rispettoso della complessità del disturbo.
Gli approcci terapeutici devono avere un carattere personalizzato, multidisciplinare e multimodale. Al fine di mettere appunto un trattamento efficace, vanno coinvolte diverse figure professionali: ginecologi, urologi, fisioterapisti del pavimento pelvico, nutrizionisti, gastroenterologi, psicoterapeuti e sessuologi.
L’obiettivo principale è rendere il dolore meno invalidante, migliorare la funzionalità pelvica e preservare la qualità della vita, compresa la salute psicologica (sfera emotiva e relazionale, gestione dello stress e di eventuali ricadute).
La terapia da mettere in atto viene scelta in base ai sintomi specifici e alla presenza di alcune comorbilità frequenti (cistite interstiziale, colon irritabile, vestibolodinia, endometriosi). Ma in generale, il percorso di cura può comprendere diversi trattamenti, fra cui:
- riabilitazione del pavimento pelvico
- terapia farmacologica (antidolorifici, antidepressivi che agiscono sul dolore neuropatico, miorilassanti)
- farmaci topici specifici per le caratteristiche del dolore vestibolare
- lubrificanti
- interventi nutrizionali
- supporto psicologico (terapia di coppia, terapia sessuale, terapia cognitivo-comportamentale)
Anche introdurre piccoli accorgimenti nella vita quotidiana può fare la differenza per gestire meglio il dolore e prevenire gli stimoli scatenanti:
- indossare biancheria di cotone
- evitare detergenti aggressivi
- moderare attività fisiche che comprimono la vulva
- praticare esercizi di rilassamento.
Come funziona il percorso Weda
La vulvodinia non definisce chi sei, nella tua vita c’è molto di più oltre il dolore. Weda non ti promette guarigioni istantanee e irrealistiche, ma ti accompagna per mano nella comprensione e gestione della patologia, al fine di ridurre i sintomi. Ti propone un luogo sicuro dove sentirti accolta e compresa da un équipe di professionisti esperti.
Se vuoi dare finalmente un nome a ciò che il tuo corpo sta cercando di comunicarti, scopri di più sui percorsi Weda per la vulvodinia. Crediamo negli approcci terapeutici basati sull’ascolto empatico, sulla chiarezza informativa, sulla semplificazione dell’accesso alle cure e sul rispetto dei tuoi tempi. Inizia a tracciare il tuo percorso di miglioramento.
Fonti
- https://www.santagostino.it/magazine/la-vulvodinia/
- https://www.vulvodinia.org/
- A. Graziottin e F. Murina, Vulvodinia. Strategie di diagnosi e cura, Springer Verlag, 2010
FAQ
Le risposte alle domande più frequenti sulla vulvodinia
Come capire se si ha la vulvodinia?
Monitora il dolore alla vulva. Tieni un diario dove segni i momenti in cui arriva e cerca di descrivere tutti i sintomi. Se noti che il dolore si ripresenta per 3 o 6 mesi in modo continuativo, e non hai infezioni in corso, allora prenota una visita specialistica per indagare. Solo un esperto può fare una diagnosi mirata.
Cosa succede se non curo la vulvodinia?
I sintomi dolorosi rimangono tali senza miglioramento. In più, potrebbe aumentare il livello di stress, ansia, sofferenza psicologica, peggiorando tutta la condizione in generale.
Come calmare un attacco di vulvodinia?
Sarà lo specialista di riferimento a istruirti sulle cure personalizzate e la gestione degli attacchi più acuti. Ogni cura per la vulvodinia è diversa da persona a persona.