È una patologia infiammatoria cronica che origina dall’apparato genitale femminile principalmente durante l’età fertile e che può provocare dolore pelvico e infertilità.
Dirigente medico e responsabile dell’ambulatorio per la diagnosi e cura dell’endometriosi presso l’Arnas Civico di Palermo.
L’endometriosi è una patologia infiammatoria cronica che origina dall’apparato genitale femminile principalmente durante l’età fertile e che può provocare dolore pelvico e infertilità.
Sei cresciuta pensando che soffrire così tanto durante il ciclo mestruale fosse normale. Per molte donne il dolore mestruale intenso viene normalizzato sin dall’adolescenza. Si cresce con l’idea che “sia così”, che faccia parte della fisiologia femminile e che vada semplicemente sopportato. Nel tempo, questa narrazione culturale porta a minimizzare sintomi che, invece, meritano attenzione clinica.
Quando il dolore è invalidante, quando interferisce con il lavoro, le relazioni, la qualità della vita, non siamo più nell’ambito della normalità. Eppure, troppo spesso, chi ne soffre si sente dire che è “esagerata” o “troppo sensibile”, interiorizzando un senso di inadeguatezza che ritarda la ricerca di una risposta medica appropriata.
L’endometriosi si inserisce proprio in questo spazio di sottovalutazione. È una patologia cronica e complessa che ancora oggi, in alcuni casi, viene diagnosticata con ritardo. Conoscerla, riconoscerne i segnali e comprendere quando approfondire, non significa allarmarsi: significa prendersi cura di sé in modo consapevole, superando la cultura della sopportazione e accedendo a un percorso di diagnosi e trattamento adeguato.
Che cos'è l'endometriosi
L’endometriosi è una patologia ginecologica benigna che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva. Si tratta di una condizione di infiammazione cronica e ricorrente complessa, soprattutto in fase di diagnosi, a causa della sua estrema variabilità di presentazione dei sintomi da persona a persona.
Dal punto di vista prettamente biologico, l’endometriosi è caratterizzata dalla crescita e accumulo di tessuto endometriale all’esterno dell’utero (endometrio ectopico). Normalmente invece, l’endometrio è un tessuto mucoso che riveste la cavità uterina dove svolge importanti funzioni correlate alla riproduzione.
Nelle donne affette da endometriosi questo endometrio ectopico prolifera e si impianta fuori dalla sua sede naturale di origine (ossia la cavità dell’utero) e può localizzarsi su:
- ovaie
- tube
- peritoneo
- retroperitoneo
- legamenti uterini
- intestino
- vescica
- in altre sedi pelviche o addominali (raramente, come: l’endometriosi del setto-retto vaginale).
Il tessuto endometriale ectopico è estrogeno-dipendente, cioè obbedisce alla stimolazione degli ormoni estrogeni, proprio come l’endometrio normale; ciò vuol dire che reagisce alle fluttuazioni ormonali tipiche del ciclo mestruale. Quindi, pur trovandosi in sedi anomale, risponde agli stimoli ormonali: si ispessisce, si infiamma, e soprattutto sanguina durante la ricorrenza mestruale. Ma, a differenza dell’endometrio uterino (quello che rimane in sede) non ha una “via d’uscita” (ossia non viene espulso attraverso il sangue mestruale dalla cavità uterina) ma resta localizzato nei tessuti e generali conseguenze della malattia.
Da qui nascono le lesioni tipiche della malattia come le cisti, le aderenze, i noduli che, a causa dell’infiammazione, provocano dolore e infertilità.
Endometriosi: sintomi più comuni e segnali da non ignorare
L’endometriosi non è prettamente una “malattia del ciclo”. È una condizione sistemica che può coinvolgere diversi organi e avere un impatto fisico ed emotivo importante. I sintomi sono estremamente variabili da persona a persona e spesso aspecifici, il che può rendere la diagnosi complessa e tardiva. Tuttavia, il segnale più caratteristico e invalidante è il dolore, che può manifestarsi in diverse forme e intensità.
Il dolore può essere profondo, trafittivo, pulsante e molto spesso è sincrono al ciclo mestruale o al periodo dell’ovulazione. Può irradiarsi alla schiena o alle gambe. Può diventare così forte da interferire con il lavoro, lo studio, il tempo libero e le relazioni. E no: non è “normale” dover prendere antidolorifici ogni mese solo per riuscire a stare in piedi!
Sintomi più frequenti
L’endometriosi è una condizione fluttuante, quindi i suoi sintomi possono cambiare nel tempo. Può attraversare fasi di apparente miglioramento e momenti di riacutizzazione. In alcune donne i sintomi iniziano già in adolescenza. In altre compaiono dopo anni di cicli non invalidanti.
Tutti questi diversi casi sono comunque accomunati da un singolo concetto: se il dolore limita la tua vita, allora merita ascolto. Quindi, vediamo quali sono i sintomi dell’endometriosi più comuni e quali segnali non continuare a ignorare:
- dismenorrea (dolore mestruale): dolore prima, durante e dopo il ciclo. Il dolore può essere talmente acuto da poter causare svenimenti, vomito e impedire le normali attività quotidiane. Ricordiamo che la dismenorrea non è una condizione normale e fisiologica che accompagna il ciclo femminile, ma è un campanello d’allarme, che va indagato
- dolore ovulatorio: fitte e crampi in corrispondenza dell’ovulazione
- dolore pelvico: dolore acuto o cronico nella zona addominale (dall’ombelico in giù) che non scompare tra un ciclo e l’altro. Viene spesso descritto come una sensazione di “stilettate” o crampi
- dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali)
- dischezia (dolore alla defecazione)
- stanchezza cronica: un senso di affaticamento persistente che accompagna la patologia
- perdite ematiche atipiche: sanguinamenti al di fuori del normale ciclo mestruale
- cicli mestruali abbondanti: flussi particolarmente intensi possono essere un campanello d’allarme
- infertilità: si stima che circa il 40% delle donne con difficoltà a concepire sia affetto da questa patologia.
Spesso, l’impossibilità di ottenere una gravidanza è l’unico segnale che porta alla scoperta della malattia dopo anni logoranti.
Sintomi endometriosi intestinale
Quando il tessuto endometriale coinvolge l’intestino si parla di “endometriosi intestinale”. Poiché i sintomi possono somigliare a quelli della sindrome dell’intestino irritabile, capita spesso che la diagnosi venga confusa o ritardata:
- dolore durante la defecazione o la minzione
- stipsi o diarrea ciclica
- gonfiore addominale
- dolore rettale durante il ciclo: sensazioni di peso al retto, fitte simili a “spilli” o perdite di sangue.
Sintomi psicologici dell’endometriosi
I sintomi dell’endometriosi colpiscono anche tutta la sfera psicologica ed emotiva. Molte volte, soprattutto in passato, durante visite ginecologiche non specialistiche o non aggiornate, il dolore invalidante veniva associato a parole come: “psicosomatico”, “psicologico”, o “sintomo da stress”. In realtà, l’endometriosi ha ben poco di “psicosomatico” o solo “psicologico”. Piuttosto, si tratta di una patologia fisica che data la persistenza del dolore, sfocia in sintomi anche psicologici.
L’imprevedibilità del dolore impedisce di programmare uscite, vacanze, attività sportive o cene fuori, portando a una rinuncia forzata di molti aspetti della vita sociale. È possibile sperimentare periodi molto intensi di ansia, stress, depressione, rabbia, sensazione di “impazzire” e di dubitare del proprio stesso dolore perché non si riesce a trovare una spiegazione.
Endometriosi: cause e possibili fattori associati
L’endometriosi è una patologia multifattoriale le cui cause non sono state ancora del tutto chiarite. Non esiste un singolo meccanismo responsabile e scatenante. Tuttavia, nel tempo sono state fatte delle ipotesi circa le sue origini che possono includere:
- mestruazione retrograda (quando il sangue mestruale non fluisce all’esterno ma refluisce attraverso le tube di Falloppio e torna nell’utero)
- alterazioni del sistema immunitario
- predisposizione genetica
- fattori ormonali
- fattori correlati all’infiammazione cronica
Diagnosi endometriosi: come si scopre
Di solito la diagnosi di endometriosi è un percorso lungo e non lineare, laddove non ci si rivolge subito a degli specialisti. I vari sintomi possono essere confusi con altre condizioni ginecologiche e gastrointestinali. Infatti, il problema più grande è il ritardo diagnostico: in media, possono passare diversi anni dall’inizio dei sintomi alla diagnosi corretta (dai 5 ai 12 anni). Ed è qui che richiedere una valutazione specialistica fa la differenza.
Vediamo quali sono gli esami più utili per diagnosticare questa patologia.
Visita ginecologica
La visita ginecologica è eseguita da un operatore/una operatrice esperto/a che può dare importanti informazioni sulle localizzazioni della malattia nella pelvi, sia nel compartimento posteriore (vicino l’intestino), che anteriore, (vicino la vescica), che laterale (vicino gli ureteri).
Nei casi più complessi, può essere opportuno eseguire la visita ginecologica proprio durante il ciclo mestruale, durante il quale le lesioni più piccole sono maggiormente diagnosticabili.
Ecografia ginecologica transvaginale e transaddominale
L’ecografia ginecologica può diagnosticare localizzazioni della malattia a vari livelli dell’apparato genitale (ovaie, tube, legamenti, vagina, peritoneo e retroperitoneo), dell’apparato digerente (intestino) e urinario (ureteri e vescica). L’ovaio è uno degli organi più frequentemente coinvolti nell’endometriosi. Nel 30-50% dei casi l’interessamento è bilaterale e può manifestarsi con cisti endometriosiche. Le dimensioni possono variare da pochi millimetri fino a diversi centimetri e, nei casi più estesi, può alterare in modo significativo l’anatomia pelvica. L’ecografia ginecologica transvaginale spesso viene associata all’ecografia transaddominale e, nelle donne in cui non può essere usata la via vaginale, può essere sostituita dall’ecografia transrettale.
È importante sapere, comunque, che l’aspetto ecografico può modificarsi durante le varie fasi del ciclo, in menopausa o in gravidanza, e questo può rendere talvolta più complessa l’interpretazione.
Risonanza magnetica
La risonanza magnetica della pelvi viene utilizzata quando si sospetta un’endometriosi profonda o quando l’ecografia non è sufficiente a chiarire il quadro. È particolarmente utile per valutare il coinvolgimento del setto retto-vaginale, dell’intestino o di altre strutture pelviche
Esami del sangue
Alcuni marker sierici possono essere usati come supporto diagnostico. La loro positività può rafforzare il sospetto, ma la negatività non esclude la presenza di endometriosi. Per questo motivo non rappresentano uno strumento diagnostico definitivo, bensì un’informazione complementare all’inquadramento clinico e strumentale.
Endometriosi: cura e trattamenti
Il trattamento dell’endometriosi deve essere personalizzato nonché basato su un approccio integrato. È un percorso di miglioramento che si costruisce passo dopo passo attorno alla persona tenendo conto dell’intensità dei sintomi, dell’estensione dell’infiammazione e del desiderio di maternità. Dato il suo carattere cronico, infatti, l’obiettivo primario è quello di ridurre l’incidenza dei sintomi dolorosi nella vita quotidiana.
Fra i trattamenti più efficaci troviamo:
- Terapia farmacologica
si basa soprattutto su trattamenti ormonali per limitare l’attività delle lesioni e a ridurre il dolore: progestinici, pillola anticoncezionale o, in casi selezionati, analoghi del GnRH. Questi ultimi inducono una menopausa farmacologica temporanea che può essere mitigata dall’associazione di altri farmaci. - Chirurgia
solitamente condotta attraverso la laparoscopia, un approccio mininvasivo, che permette la visualizzazione diretta delle lesioni e la loro rimozione con successivo esame istologico. Viene presa in considerazione soprattutto quando i farmaci non sono efficaci, quando si vuole migliorare l’aspetto riproduttivo o quando ci sono complicanze che coinvolgono altri organi. Permette di rimuovere lesioni, cisti e aderenze, ma non garantisce dall’insorgenza di recidive. - Cambiamenti nello stile di vita
Un’alimentazione antinfiammatoria, fisioterapia del pavimento pelvico, supporto psicologico e altre piccole modifiche alle personali abitudini quotidiane possono aiutare a contenere i sintomi.
Come funziona il percorso Weda
All’interno di WEDA ci sono ginecologhe/ginecologi esperte/i in diagnosi e cura dell’endometriosi che garantiscono un approccio multidisciplinare alla presa in carico della persona affetta nelle varie manifestazioni della malattia.
Provare dolore durante il ciclo mestruale non è normale, non è un “destino femminile”. Se vuoi finalmente capire cosa sta succedendo al tuo corpo, allora puoi iniziare da qui. Scopri il percorso Weda per l’endometriosi! Crediamo in percorsi di diagnosi e trattamento personalizzati basati sull’ascolto, sull’empatia, sulla chiarezza e su un approccio integrato alla salute femminile.
Fonti
- AA. VV. Fondazione Confalonieri Ragonese, Diagnosi e trattamento dell’endometriosi
- https://www.sigo.it/wp-content/uploads/2018/07/LG_DiagnosiTrattamentoEndometriosi.pdf
FAQ
Le risposte alle domande più frequenti sull’endometriosi
L’endometriosi è pericolosa?
Non è una patologia maligna. Però il suo carattere altamente invalidante la può rendere temibile se non trattata. Il vero rischio non è “la pericolosità” in senso oncologico, quindi, ma l’impatto sulla qualità della vita.
Come capire se ho l’endometriosi?
Se hai dolori mestruali molto intensi, dolore durante i rapporti, dolore pelvico cronico o sintomi intestinali ciclici (come gonfiore addominale) è importante parlarne con un/una ginecologo/a esperto/a. Solo una valutazione specialistica può orientare verso una diagnosi corretta.
L’endometriosi causa infertilità?
Non sempre. Molte donne con endometriosi riescono ad avere gravidanze spontanee. Tuttavia, in alcuni casi, può ridurre la fertilità. Una valutazione precoce aiuta a pianificare il percorso più adatto. Nei casi in cui la fertilità sia a rischio, si può valutare la preservazione degli ovociti o del tessuto ovarico.
L’endometriosi peggiora con il tempo?
In alcune situazioni può arrivare a stadi avanzati, soprattutto se non trattata. Oppure può stabilizzarsi. Per questo è importante un monitoraggio regolare e una diagnosi precoce.