I disturbi del ciclo mestruale sono alterazioni del ritmo, della durata o dell’intensità delle mestruazioni.
Ginecologa esperta nella diagnosi della patologia del basso tratto genitale
I disturbi del ciclo mestruale sono alterazioni del ritmo, della durata o dell’intensità delle mestruazioni.
I disturbi del ciclo mestruale sono tra le condizioni ginecologiche più diffuse, eppure restano spesso sotto-diagnosticati o minimizzati. Questo accade perché hai imparato a convivere con cicli dolorosi, irregolari o assenti, convinta che sia tutto “normale”.
Invece, dare un nome chiaro a ciò che stai vivendo e validare il tuo dolore come reale, potrebbe essere l’inizio di un percorso di consapevolezza sulla salute femminile e soprattutto di rinascita personale.
Che cosa sono i disturbi del ciclo mestruale
Il ciclo mestruale è l’espressione della funzione riproduttiva femminile ed è regolato da un complesso equilibrio neuro-ormonale che coinvolge ipotalamo, ipofisi e ovaie. Un ciclo è considerato regolare quando si presenta ogni 24-38 giorni (con una media di 28 giorni), dura tra i 2 e gli 8 giorni e comporta una perdita ematica contenuta.
Ma nel momento in cui l’equilibrio neuro-ormonale si altera generando anomalie ricorrenti del ritmo, della durata o dell’intensità delle mestruazioni, allora si parla di disturbo mestruale.
I disturbi del ciclo mestruale possono essere diversi e vengono classificati in base alla natura dell’anomalia che generano. Ecco le principali condizioni:
Amenorrea
L’amenorrea è l’assenza di mestruazioni e viene classificata in due tipologie principali: primaria e secondaria.
Si parla di amenorrea primaria, quando le anomalie sono causate dalla genetica o da malformazioni congenite, ossia nel caso in cui le mestruazioni non compaiono entro i 15 anni in ragazze con crescita e caratteri sessuali secondari normali; oppure se non vi è alcun segno di sviluppo puberale (come il seno) entro i 13 anni.
L’amenorrea secondaria è invece definita come la cessazione del flusso per almeno 3 mesi in donne con cicli precedentemente regolari, o per 6 mesi in donne che presentavano già cicli irregolari.
Ma com’è possibile che non compaiano più le mestruazioni? Dal punto di vista biologico, come accennato, il corretto svolgersi del ciclo mestruale dipende da un asse ormonale integrato che coinvolge l’ipotalamo, l’ipofisi e le ovaie. L’ipotalamo rilascia il GnRH, che stimola l’ipofisi a produrre gonadotropine (FSH e LH); queste ultime, a loro volta, inducono le ovaie a secernere estrogeni e progesterone, ormoni necessari per la proliferazione e lo sfaldamento dell’endometrio (tale fenomeno porta al sanguinamento mensile). Un malfunzionamento in qualsiasi punto di questo sistema ipotalamo-ipofisi-ovaie interrompe la produzione ormonale ciclica, portando all’anovulazione e di conseguenza alla mancanza di flusso.
Dismenorrea
La dismenorrea indica una condizione di dolore uterino associato alla mestruazione (o che la precede di 1-3 giorni). Il picco del dolore si raggiunge solitamente 24 ore dopo l’inizio del flusso mestruale e tende a scomparire entro 2-3 giorni. Si stima che colpisca tra il 25% e il 33% delle donne in età fertile, manifestandosi come un fattore di invalidità temporanea che impedisce le normali attività quotidiane.
Anche in questo caso, vi è una distinzione tra primaria e secondaria.
La dismenorrea primaria rappresenta oltre il 70% dei casi di dismenorrea ed è definita “idiopatica”, ossia non associata a una causa organica specifica. Si presenta tipicamente già nell’adolescenza, entro un anno dal menarca (primo ciclo) e si manifesta quasi esclusivamente nei cicli ovulatori.
Invece, per quanto riguarda la dismenorrea secondaria, questa è causata da patologie pelviche sottostanti e solitamente inizia più tardi, in età adulta. Tra le cause più frequenti vi sono l’endometriosi, l’adenomiosi, i fibromi uterini, la stenosi cervicale e l’uso di dispositivi intrauterini (IUD) al rame.
Polimenorrea e oligomenorrea
Entrambi i disturbi riguardano importanti alterazioni nel ritmo del ciclo mestruale. La polimenorrea è caratterizzata dalla comparsa di mestruazioni troppo ravvicinate tra loro. Nello specifico, quando il ciclo (ossia l’intervallo di tempo tra la comparsa di una mestruazione e la successiva) ha una durata costantemente inferiore ai 21-24 giorni.
Nel caso opposto, invece, si parla di oligomenorrea, ossia quando l’intervallo tra un flusso e l’altro si allunga significativamente. In particolare, il ritmo mestruale è caratterizzato da cicli di durata superiore ai 35-38 giorni o dalla comparsa di meno di nove mestruazioni annue. Molte volte, infatti, l’oligomenorrea viene considerata una fase intermedia o un segnale d’allarme che può precedere l’insorgere di un’amenorrea secondaria.
Menometrorragia (AUB Sanguinamento Uterino Anomalo)
La menometrorragia descrive flussi eccessivamente abbondanti (emorragici) che superano come volume di perdita ematica gli 80 ml o che si prolungano oltre gli 8 giorni. Questi flussi anomali spesso sono dovuti a cause anatomiche (polipi, adenomiosi, leiomiomi, malignità) o non anatomiche (coagulopatia, disfunzioni ovulatorie, cause endometriali, iatrogene).
Quali sono i sintomi del malessere mestruale
I disturbi del ciclo mestruale possono avere diversi sintomi anche al di fuori della regione pelvica. Infatti, la mestruazione attiva una risposta infiammatoria che può coinvolgere tutto l’organismo; per questo l’insieme dei sintomi è così ampio. Numerosi segnali e disagi a vari livelli, soprattutto quando sembrano “non c’entrare niente” con il ciclo mestruale, hanno come conseguenza quella di ritardare le diagnosi.
Alla luce di una sintomatologia multifattoriale, quindi, cerchiamo di descrivere quali sono i segnali più frequenti e non frequenti.
Disturbi mestruali: sintomi locali e situazioni da non sottovalutare
- crampi al basso ventre, con dolore sordo o pulsante irradiato alla schiena e alle cosce
- dolore che precede il flusso di 1-3 giorni (tipico della dismenorrea)
- flusso assente per più di 3 mesi (senza che vi sia stato concepimento)
- mestruazioni che compaiono troppo presto tra un ciclo e un altro
- flusso molto abbondante (emorragico)
- spotting intermestruali
- peggioramento di condizioni croniche durante il ciclo (ad esempio: asma, cistite interstiziale, artrite)
Sintomi sistemici dei disturbi del ciclo mestruale
- nausea, vomito, vertigini durante il ciclo
- cefalea catameniale (mal di testa legato al calo degli estrogeni)
- gonfiore addominale, diarrea o stipsi, meteorismo
- stanchezza marcata (astenia) e dolori muscolari
- irritabilità, ansia, difficoltà del sonno, umore instabile nella settimana che precede il flusso: l’insieme di questi sintomi possono rientrare nel quadro della sindrome premestruale (PMS) e nelle forme più severe e invalidanti si parla di disturbo disforico premestruale (PMDD)
Cause e fattori associati
Alla base dei disturbi del ciclo mestruale c’è quasi sempre un’alterazione dell’equilibrio ormonale che regola l’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio, come abbiamo visto. Tuttavia, questo squilibrio ormonale può avere degli effetti sull’intero organismo e scatenare altre condizioni e/o patologie che diventano causa del disturbo mestruale. È possibile che si metta in atto un grande “effetto domino” con una concatenazione di diverse cause e fattori associati, anche di origine genetica.
Cause ormonali e funzionali
- stress psicofisico intenso e prolungato, che agisce direttamente sull’ipotalamo alterando la produzione di GnRH
- disturbi alimentari (anoressia, bulimia, ortoressia) e deficit energetico
- esercizio fisico eccessivo
- disfunzioni tiroidee (sia ipotiroidismo che ipertiroidismo)
- iperprolattinemia (eccesso di prolattina, spesso da adenomi ipofisari o farmaci)
- sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS): causa frequente di anovulazione cronica, cicli irregolari e iperandrogenismo
- insufficienza ovarica primaria (menopausa precoce, prima dei 40 anni)
Cause strutturali e patologiche
- endometriosi e adenomiosi
- fibromi uterini e polipi
- sindrome di Asherman: aderenze intrauterine che impediscono il normale sfaldamento dell’endometrio, spesso esito di procedure chirurgiche
Cause congenite (per l’amenorrea primaria)
- sindrome di Rokitansky: assenza congenita dell’utero
- imene imperforato o setto vaginale, che impediscono la fuoriuscita del sangue (criptomenorrea)
- anomalie cromosomiche (ad esempio la sindrome di Turner)
Irregolarità del ciclo durante le fasi di transizione
Fra le cause dei cicli irregolari possiamo elencare anche le normali fasi di transizione come la pubertà e la perimenopausa. In queste età della vita, infatti, i disturbi mestruali possono comparire come espressione di un riassestamento ormonale fisiologico. I cicli irregolari o ravvicinati nei primi anni dopo il menarca, ad esempio, sono relativamente comuni, ma andrebbero comunque monitorati se persistono!
Come si arriva a una diagnosi e perché è meglio non rimandare la visita
Uno dei problemi più ricorrenti con i disturbi del ciclo mestruale è il ritardo diagnostico: i sintomi vengono per anni minimizzati, normalizzati in quanto “problemi femminili”, o attribuiti allo stress. Così, alla donne viene tramandata culturalmente la convinzione che sia naturale soffrire durante il ciclo. Per questo tendono a non farsi visitare, oppure a non segnalare tutta una serie di sintomi invalidanti durante una visita ginecologica. Ed è anche vero che nel più recente passato, tali disturbi, soprattutto il dolore durante il ciclo, venivano minimizzati anche da alcuni medici.
Invece, la salute femminile necessita di professioniste/i aggiornate/i, empatiche/i e accoglienti, che possano riconoscere l’anomalia di un ciclo doloroso ed effettuare una diagnosi chiara che prenda in considerazione il corpo femminile nella sua complessità e sensibilità.
Un percorso diagnostico corretto per i disturbi da ciclo mestruale dovrebbe prevedere:
- anamnesi accurata: valutazione della storia mestruale, dei sintomi associati, dei farmaci assunti, delle abitudini alimentari e dello stile di vita. La/il ginecologa/o raccoglierà queste informazioni come primo passo fondamentale
- esame obiettivo pelvico: per rilevare dolorabilità, masse o nodularità sospette
- esami del sangue: dosaggio degli ormoni chiave fra cui FSH, LH, estradiolo, prolattina, TSH, testosterone.
- test di gravidanza: è il primo esame da effettuare nel caso si segnalino i sintomi di un’amenorrea secondaria
- ecografia pelvica: lo strumento principale per valutare utero e ovaie, rilevare cisti, fibromi, segni di adenomiosi (l’ecografia transvaginale offre maggiore precisione diagnostica)
- approfondimenti di secondo livello: in caso di sospetto di endometriosi profonda o malformazioni, la risonanza magnetica, l’isteroscopia o la laparoscopia possono completare il quadro diagnostico
- test dinamici: il test di stimolazione progestinica aiuta a capire se l’asse ormonale è integro e se l’endometrio risponde agli ormoni
Come si affrontano e si gestiscono i disturbi mestruali
La gestione dei disturbi del ciclo mestruale dipende strettamente dalla causa sottostante e dagli obiettivi della persona (incluso il desiderio di una gravidanza futura). Non esiste un approccio unico: la personalizzazione del percorso terapeutico è essenziale.
È possibile gestire impiegando vari approcci terapeutico fra cui:
Antinfiammatori
I farmaci antinfiammatori (FANS) come ketoprofene, ibuprofene o naprossene sono efficaci contro il dolore mestruale. Il momento dell’assunzione è importante: prenderli al primissimo segnale di dolore, prima che la “cascata infiammatoria” si sviluppi, ne massimizza l’efficacia. Tuttavia, non dovrebbero rappresentare l’unico modo per la gestione del dolore, andrebbero usati raramente, anche perché potrebbero causare disturbi a livello gastrico.
Terapia ormonale
La contraccezione estroprogestinica (pillola, cerotto, anello) stabilizza i livelli ormonali, riduce la produzione di prostaglandine e calma l’infiammazione mestruale. L’assunzione in continua (senza pause) è oggi indicata in molti casi per eliminare i cicli dolorosi e prevenire la progressione di condizioni come l’endometriosi. Per l’amenorrea da insufficienza ovarica, in particolare, la terapia ormonale sostitutiva è raccomandata a protezione della salute ossea e cardiovascolare.
Integratori
Alcuni integratori hanno un effetto benefico sui disturbi da ciclo mestruale, fra cui magnesio (per irritabilità e crampi), ferro (in caso di anemia da perdite frequenti o abbondanti), palmitoiletanolamide (PEA) per la modulazione dei mastociti, vitamina B1 e vitamina E, agnocasto.
Cambiamenti nello stile di vita
L’attività fisica moderata e costante riduce le molecole infiammatorie e può essere accompagnata a una dieta con meno zuccheri raffinati, lieviti e glutine. Anche la gestione dello stress è cruciale soprattutto nelle forme di amenorrea funzionale ipotalamica (quella causata appunto da stress fra le altre cause), quindi potrebbe essere consigliato un percorso psicoterapeutico, tecniche di rilassamento, mindfulness.
Interventi chirurgici
In alcuni casi, alcuni interventi chirurgici possono aiutare a rimuovere la causa del disturbo alla radice, come per la dismenorrea secondaria provocata da endometriosi o fibromi. In questo caso, la laparoscopia operativa può rimuovere le lesioni e la miomectomia i fibromi. L’ablazione endometriale, invece, può ridurre flussi molto abbondanti in chi non desidera più gravidanze. In questo scenario, anche le ostruzioni anatomiche congenite richiedono correzione chirurgica specifica per alleviare il sintomo invalidante.
Come funziona il percorso Weda
Ascoltare il proprio corpo è un atto di cura. Non è normale soffrire così tanto durante le mestruazioni, oppure vedere scomparire e riapparire il flusso per mesi senza che tu possa spiegartene il motivo. Scopri i percorsi Weda sui disturbi del ciclo mestruale: la nostra équipe di medici ti accompagna verso un percorso di trattamento personalizzato costruito in base alla tua sensibilità e i tuoi ritmi.
Fonti
- https://www.msdmanuals.com/it/professionale/ginecologia-e-ostetricia/anomalie-del-ciclo-mestruale/amenorrea?query=amenorrea
- https://www.msdmanuals.com/it/professionale/ginecologia-e-ostetricia/anomalie-del-ciclo-mestruale/dismenorrea
- https://www.msdmanuals.com/it/casa/problemi-di-salute-delle-donne/disturbi-mestruali-e-sanguinamento-uterino-anomalo/panoramica-sui-problemi-del-ciclo-mestruale
- https://www.msdmanuals.com/it/professionale/multimedia/table/parametri-mestruali-normali
- https://www.alessandragraziottin.it/it/articoli.php/Disturbi-mestruali-il-ruolo-dell-infiammazione?EW_FATHER=15684&ART_TYPE=APER
- https://www.fondazionegraziottin.org/it/scheda.php/Disturbi-mestruali-perche-si-manifestano-come-attenuarli?EW_CHILD=25880
- https://www.youtube.com/watch?v=lHRNMfRIrgo&t=141s (Disturbi mestruali ricorrenti? Ne parliamo con il prof. Filippo Murina)
FAQ
Le risposte alle domande più frequenti sui disturbi del ciclo mestruale
Quali sono le cause più comuni di ciclo mestruale irregolare a 40 anni?
Intorno ai 40 anni è frequente l’inizio della transizione perimenopausale, che porta a variazioni nel ritmo e nell’intensità del flusso. Tuttavia, cicli molto irregolari possono anche segnalare alterazioni ormonali, fibromi, adenomiosi o, più raramente, insufficienza ovarica precoce. Una valutazione ginecologica è sempre consigliata.
Cosa significa se il ciclo non arriva e ho dolori?
Avendo appurato prima di tutto che non ci sia in corso una gravidanza, il ciclo che “non arriva”, o meglio, l’assenza di mestruazioni (amenorrea secondaria) associata a dolori nella zona pelvica ha molte cause possibili: stress intenso, perdita di peso significativa, attività fisica eccessiva, disfunzioni tiroidee, iperprolattinemia, PCOS o un’insufficienza ovarica (raramente).
La polimenorrea può influire sulla fertilità?
Sì. Cicli troppo frequenti sono spesso associati a ovulazione assente o a un’insufficiente fase luteale, condizioni che possono rendere più difficile il concepimento.
I disturbi del ciclo mestruale possono migliorare con il tempo?
Dipende dalla causa. I cicli irregolari in adolescenza si stabilizzano spesso da soli nei primi anni. Nelle condizioni patologiche, come l’endometriosi, se non trattato, il disturbo va a peggiorare col tempo.