È un disturbo endocrino e metabolico multisistemico complesso, caratterizzato da squilibri ormonali, iperandrogenismo e disfunzioni ovulatorie, con impatti significativi sulla salute riproduttiva, cardiovascolare e psicologica delle donne in età fertile.
Ginecologa esperta in patologia del basso tratto genitale femminile, colposcopia e menopausa
La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è un disturbo endocrino e metabolico multisistemico complesso, caratterizzato da squilibri ormonali, iperandrogenismo e disfunzioni ovulatorie, con impatti significativi sulla salute riproduttiva, cardiovascolare e psicologica delle donne in età fertile.
La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è una delle condizioni ginecologiche ed endocrine più diffuse tra le donne in età fertile, eppure resta tra quelle più sottodiagnosticate. Il paradosso si spiega a causa di tutta quella serie di sintomi che di solito vengono minimizzati, attribuiti allo stress o semplicemente normalizzati come comuni “problemi femminili”. Infatti, la PCOS può manifestarsi attraverso diversi segnali all’apparenza scollegati fra di loro, come i cicli mestruali irregolari o assenti, una strana peluria in eccesso, l’acne che non passa, una stanchezza cronica inspiegabile e difficoltà a perdere peso nonostante ogni sforzo.
Per questo è così importante ricevere una diagnosi chiara di fronte a questa serie di manifestazioni. Prima trovi un nome al tuo disturbo e prima potrai intraprendere un percorso terapeutico personalizzato, costruito intorno alla tua storia.
Cos’è la sindrome dell’ovaio policistico
La sindrome dell’ovaio policistico, conosciuta anche con l’acronimo “PCOS”, ossia: “Polycystic Ovary Syndrome” è il disturbo endocrino più comune nelle donne in età riproduttiva, con una prevalenza stimata tra il 6% e il 21% a seconda dei criteri diagnostici utilizzati. Non si tratta di una patologia puramente ginecologica, ma piuttosto di un disturbo cronico e multisistemico che va a interessare diversi sistemi dell’organismo, per l’appunto, come l’asse ormonale, il metabolismo, il sistema cardiovascolare e la salute psicologica.
Differenza tra ovaio policistico e sindrome dell’ovaio policistico
È una distinzione necessaria poiché entrambe le diciture potrebbero venire usate come sinonimi nel senso comune e generare confusione.
Il malinteso si genera proprio dal nome della sindrome che sta a indicare la presenza di numerosi piccoli follicoli antrali (comunemente chiamati “cisti”) nelle ovaie, che causano spesso un ingrossamento delle stesse visibile all’ecografia. Tuttavia, avere ovaie con morfologia policistica non significa necessariamente avere la sindrome!
Per chiarire ulteriormente: molte donne presentano l’ovaio policistico senza manifestare alcun disturbo ormonale o metabolico, dunque, in quel caso non si parla di sindrome dell’ovaio policistico, ma solo di “ovaio policistico”. La diagnosi della PCOS, infatti, richiede la presenza di ulteriori criteri clinici o biochimici, come vedremo.
Sindrome dell’ovaio policistico: sintomi
Di solito, i sintomi della sindrome dell’ovaio policistico si sviluppano durante la pubertà. Le sue manifestazioni principali includono l’eccessiva produzione di ormoni androgeni (i cosiddetti “ormoni maschili” presenti nelle donne così come gli estrogeni), irregolarità del ciclo mestruale e anomalie metaboliche. La combinazione e l’intensità di questi sintomi variano molto da persona a persona, rendendo ogni caso di sindrome clinicamente unico.
Alcuni segnali sono molto visibili, altri più silenziosi e difficili da collegare immediatamente alla PCOS senza una valutazione specialistica. Vediamo quali sono quelli più comuni e frequenti:
- irregolarità mestruali: cicli rari (oligomenorrea), assenti (amenorrea) o con sanguinamenti anomali
- segni di iperandrogenismo: acne persistente che non risponde ai trattamenti comuni, irsutismo (peluria in eccesso su viso, torace e addome), e in alcuni casi diradamento dei capelli di tipo androgenetico
- sovrappeso o difficoltà a perdere peso: nonostante la dieta e l’attività fisica, a volte accompagnato da macchie scure e ispessite nelle pieghe cutanee che si formano per l’ingrassamento (chiamate Acanthosis Nigricans)
- affaticamento cronico
- cefalee
- disturbi del sonno (inclusa l’apnea notturna)
- difficoltà di concepimento: la PCOS è una delle cause più comuni di infertilità femminile, legata alla disfunzione ovulatoria
PCOS e resistenza insulinica
La resistenza insulinica è una delle manifestazioni più rilevanti della sindrome, presente in una percentuale che va dal 65% al 95% delle donne con PCOS. In questa condizione, le cellule dell’organismo non rispondono correttamente all’insulina, spingendo il pancreas a produrne quantità sempre maggiori (iperinsulinemia) per compensare. Tale eccesso di insulina agisce direttamente sulle ovaie, stimolando la produzione di ormoni androgeni e alimentando un circolo vizioso che aggrava i sintomi tipici della sindrome.
Inoltre, lo sviluppo della resistenza insulinica aumenta il rischio di sviluppare diabete di tipo 2, sindrome metabolica e malattie cardiovascolari nel lungo termine. Per questo la PCOS non va considerata solo una condizione ginecologica, ma un segnale di allerta metabolico che merita attenzione clinica complessiva.
PCOS e salute mentale
Le donne con PCOS presentano un rischio di sviluppare disturbi dell’umore significativamente più elevato rispetto alla popolazione generale. Le probabilità di manifestare sintomi depressivi, da moderati a gravi, sono circa 4 volte superiori; mentre il rischio di ansia sale fino a 5-6 volte in più rispetto alle donne senza PCOS.
La resistenza insulinica, l’iperandrogenismo e lo stato di infiammazione cronica di basso grado tipici della PCOS sono tutti fattori associati che tendono a generare frequentemente stati di depressione e ansia. A questi si aggiunge l’impatto psicologico dei sintomi più visibili, in particolare l’irsutismo e l’acne, che influenzano profondamente l’immagine corporea e l’autostima, con effetti diretti sul benessere emotivo.
Negli ultimi anni la ricerca ha iniziato a esplorare anche possibili divergenze cognitive nelle donne con PCOS in aree come l’attenzione, la memoria di lavoro e le funzioni esecutive. Il possibile legame tra PCOS e ADHD, ad esempio, è un’area di studio emergente che sta raccogliendo crescente attenzione scientifica; sebbene le evidenze siano ancora in fase di consolidamento. Ciò che è già chiaro è che la PCOS va inquadrata anche come una condizione con possibili ricadute neuropsichiatriche, che richiede uno screening regolare per la salute mentale come parte integrante del percorso terapeutico.
Cause della sindrome dell’ovaio policistico
L’origine esatta della sindrome dell’ovaio policistico non è stata ancora chiarita completamente, ma è riconosciuta come una patologia multifattoriale in cui la genetica, l’ambiente e lo sviluppo prenatale si intrecciano.
In questo scenario di possibili cause, la componente ereditaria è molto forte. Infatti, si stima che tra il 60% e il 70% della predisposizione alla PCOS abbia una base genetica. Non è raro trovare nella stessa famiglia più donne con la sindrome o con caratteristiche metaboliche simili.
Un ruolo importante è attribuito anche alla fase prenatale. Ad esempio, se durante la gravidanza la madre ha livelli elevati dell’ormone chiamato AMH Ormone Anti-Mülleriano (è il marcatore tipico della sindrome, infatti può essere controllato per ottenere una diagnosi di PCOS) questo può raggiungere il feto e influenzare lo sviluppo delle aree cerebrali che regolano gli ormoni. Così si predispone la figlia già in fase prenatale a sviluppare la PCOS in età adulta.
A questo si aggiunge l’epigenetica per cui fattori ambientali come stress, alimentazione o esposizione a sostanze chimiche possono modificare il modo in cui i geni vengono “letti” dall’organismo (senza cambiare il DNA, quindi, ma solo le risposte dell’organismo collegate a quei determinati geni). Tali modifiche possono trasmettersi di generazione in generazione, rendendo la predisposizione alla PCOS un’eredità che va oltre i soli geni.
Oltre a tutto il panorama delle cause genetiche ed epigenetiche, più recentemente, la ricerca ha messo in luce anche il possibile ruolo del microbioma intestinale. Le alterazioni della flora batterica (disbiosi), comuni nelle donne con PCOS, sono associate a infiammazione cronica e disfunzioni metaboliche che aggravano la sindrome.
Come si diagnostica la sindrome dell’ovaio policistico
Come accennato, la sindrome dell’ovaio policistico è fra le condizioni più sottodiagnosticate in assoluto. Molte donne convivono con i sintomi della PCOS per anni prima di ricevere una diagnosi corretta. Riconoscere i segnali e rivolgersi a una/un specialista senza rimandare oltre, è il passo più importante.
La diagnosi di PCOS si basa sui cosiddetti “Criteri di Rotterdam” (aggiornati nel 2023), che richiedono la presenza di almeno 2 dei seguenti 3 elementi:
- iperandrogenismo clinico (irsutismo, acne) o biochimico (livelli elevati di androgeni nel sangue)
- disfunzione ovulatoria (cicli mestruali irregolari o assenti)
- morfologia ovarica policistica (rilevata tramite ecografia pelvica o transvaginale)
Per la diagnosi negli adulti, è stato introdotto anche il dosaggio dell’Ormone Anti-Mülleriano (AMH) come alternativa all’ecografia, offrendo un marker biochimico aggiuntivo.
Prima di confermare la diagnosi, in ogni caso, il medico deve escludere altre condizioni che possono simulare la PCOS presentandosi con sintomi molto simili, come le disfunzioni tiroidee, l’iperprolattinemia o la sindrome di Cushing.
Come si cura la sindrome dell’ovaio policistico
Attualmente non esiste una cura definitiva per la PCOS, ma diversi trattamenti specifici per gestione dei sintomi. Una diagnosi precoce e l’inizio del trattamento riducono i rischi a lungo termine e soprattutto riescono a migliorare di molto la qualità della vita.
Il percorso terapeutico è sempre personalizzato in base ai sintomi, all’età e al desiderio o meno di una gravidanza. Ecco i principali trattamenti per la sindrome dell’ovaio policistico:
- cambiamento nello stile di vita e nell’alimentazione: il cambiamento delle abitudini è il punto di partenza per tutte. Una perdita di peso anche modesta (5-10% del peso corporeo) può ridurre i livelli di insulina, favorire il ripristino dell’ovulazione e migliorare la regolarità mestruale. La dieta mediterranea e gli approcci a basso indice glicemico sono i più consigliati per migliorare la sensibilità insulinica e ridurre l’infiammazione. Anche l’attività fisica regolare (almeno 30 minuti al giorno) è parte integrante del trattamento
- terapia farmacologica: per chi non cerca una gravidanza, la pillola contraccettiva combinata (estrogeni e progestinico) è il trattamento di prima scelta; regolarizza i cicli, riduce acne e irsutismo e protegge l’endometrio. La metformina, farmaco usato nel diabete, viene prescritta per migliorare la sensibilità insulinica e favorire l’ovulazione. Farmaci più recenti come gli analoghi del GLP-1 e gli inibitori SGLT2 mostrano risultati promettenti nella gestione dell’obesità e della resistenza insulinica nella PCOS
- gestione di irsutismo e acne: oltre alla pillola contraccettiva, si può ricorrere allo spironolattone (un anti-androgeno) o a trattamenti topici specifici. L’acne viene trattata con antibiotici o derivati della vitamina A, in base alla gravità
- trattamenti per la fertilità: per chi desidera una gravidanza, il primo passo è stimolare l’ovulazione con farmaci come il letrozolo o il clomifene. Se la risposta è insufficiente, si può procedere con le gonadotropine, con la perforazione ovarica laparoscopica (drilling ovarico) o, nei casi più complessi, con la fecondazione assistita
- integratori: l’inositolo è uno degli integratori più studiati nella PCOS: migliora la qualità ovocitaria, la sensibilità insulinica e la regolarità del ciclo. Anche la vitamina D, l’acido alfa-lipoico e i probiotici possono offrire benefici metabolici e ormonali come supporto alla terapia principale.
Come funziona il percorso Weda
La sindrome dell’ovaio policistico è una condizione difficile da diagnosticare ma molto diffusa, che può provocarti disagi e sofferenza sia fisica che psicologica per anni. Dare un nome a ciò che stai vivendo vuol dire scegliere di riappropriarti di una vita che somiglia più a te e non solo a un sintomo. Scopri i percorsi di Weda per la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS). Il nostro approccio parte dall’ascolto empatico, si fonda sulla competenza clinica e costruisce un percorso terapeutico prendendo in considerazione ogni aspetto della tua salute.
Fonti
- https://www.msdmanuals.com/it/casa/problemi-di-salute-delle-donne/disturbi-mestruali-e-sanguinamento-uterino-anomalo/sindrome-dell-ovaio-policistico-pcos
- Dokras, Anuja., “Polycystic ovary syndrome in 2025—insights and innovations.” in Fertility and Sterility 124, n. 5 (2025), pp. 907–909. https://doi.org/10.1016/j.fertnstert.2025.09.025
- Maleki, Azam, Saeid Bashirian, Ali Reza Soltanian, Ensiyeh Jenabi, e Abdollah Farhadinasab., “Association between polycystic ovary syndrome and risk of attention-deficit/hyperactivity disorder in offspring: a meta-analysis.” in Clinical and Experimental Pediatrics 65, n. 2 (2022), pp. 85–89. https://doi.org/10.3345/cep.2021.00178
- Zhao, Han, Jiaqi Zhang, Xiangyi Cheng, Xiaozhao Nie, e Bing He., “Insulin resistance in polycystic ovary syndrome across various tissues: an updated review of pathogenesis, evaluation, and treatment.” in Journal of Ovarian Research 16, n. 9 (2023). https://doi.org/10.1186/s13048-022-01091-0
- Mimouni, Nour El Houda, e Paolo Giacobini., “Polycystic ovary syndrome (PCOS): progress towards a better understanding and treatment of the syndrome.” in Comptes Rendus. Biologies 347 (2024), pp. 19–25. https://doi.org/10.5802/crbiol.147
- Di Lorenzo, M., N. Cacciapuoti, M. S. Lonardo, G. Nasti, C. Gautiero, A. Belfiore, B. Guida, e M. Chiurazzi., “Pathophysiology and Nutritional Approaches in Polycystic Ovary Syndrome (PCOS): A Comprehensive Review.” in Current Nutrition Reports 12 (2023), pp. 527–544. https://doi.org/10.1007/s13668-023-00479-8
- Cooney, Laura G., Iris Lee, Mary D. Sammel, e Anuja Dokras., “High prevalence of moderate and severe depressive and anxiety symptoms in polycystic ovary syndrome: a systematic review and meta-analysis.” in Human Reproduction 32, n. 5 (2017), pp. 1075–1091. https://doi.org/10.1093/humrep/dex044
FAQ
Le risposte alle domande più frequenti sulla Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS)
Come capire se soffro di PCOS?
Non esiste un singolo esame che confermi la diagnosi. Il percorso parte sempre da una visita specialistica in cui la/il ginecologa/o raccoglie la storia clinica, valuta i sintomi e prescrive gli esami del caso, tra cui il profilo ormonale (androgeni, FSH, LH, AMH), la glicemia, il profilo insulinico e un’ecografia pelvica.
Cosa succede se si trascura la sindrome dell’ovaio policistico?
La PCOS non trattata può portare a peggioramenti nel tempo fra cui rischio di diabete di tipo 2, sindrome metabolica, malattie cardiovascolari e iperplasia dell’endometrio (un ispessimento della mucosa uterina che, se non monitorato, può evolvere verso l’iperplasia atipica o, nei casi più gravi, verso il carcinoma endometriale).
La PCOS provoca sempre infertilità?
No. La PCOS è una delle cause più comuni di infertilità, ma non la determina automaticamente. Molte donne con PCOS riescono a concepire naturalmente, specialmente dopo modifiche dello stile di vita.
La PCOS si manifesta anche in adolescenza?
Sì, soprattutto durante l’adolescenza. Questo rende ancora più difficile la diagnosi perché molti sintomi tipici della PCOS (cicli irregolari, acne, aumento di peso) si sovrappongono ai normali cambiamenti puberali.