I polipi cervicali sono piccole escrescenze benigne sul collo dell’utero molto comuni, con un rischio di malignità estremamente basso.
Specialista in Ginecologia e Ostetricia e Medicina della Riproduzione.
Esperto in chirurgia ginecologica mininvasiva e diagnosi e cura della patologia endometriosica
I polipi cervicali sono piccole escrescenze benigne sul collo dell’utero molto comuni, con un rischio di malignità estremamente basso.
Durante una visita ginecologica di routine, è possibile scoprire per caso di avere dei polipi cervicali. E adesso? Nonostante il nome un po’ spaventoso, nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di formazioni benigne, molto diffuse e trattabili. Nonostante di solito non siano pericolosi, però, i polipi meritano la giusta attenzione tramite una diagnosi accurata, un esame istologico e un monitoraggio adeguato.
Non lasciarti prendere dall’ansia se ne dovessi scoprire uno: ecco una panoramica su che cosa sono i polipi cervicali, come si riconoscono, quando è necessario intervenire e come si gestisce la tendenza a formarli di nuovo tramite un percorso terapeutico personalizzato.
Cosa sono i polipi cervicali
I polipi cervicali sono escrescenze benigne che originano dalla mucosa del collo dell’utero, più precisamente dal canale endocervicale (la parte interna del collo uterino) o, più raramente, dall’esocervice (la sua superficie esterna). Si presentano come piccole sporgenze ancorate tramite un sottile gambo (chiamato “peduncolo”) alla mucosa che riveste il canale cervicale, da cui si allungano sporgendo verso la vagina. Colpiscono tra il 2% e il 10% delle donne in età fertile e in post-menopausa, con maggiore frequenza tra i 40 e i 50 anni.
Si distinguono due tipologie principali: i polipi endocervicali rappresentano il 70-90% dei casi. Crescono all’interno del canale cervicale, hanno un aspetto rossastro o traslucido, consistenza friabile e dimensioni solitamente inferiori a 1 cm. Invece, i polipi esocervicali sono molto più rari, si formano sulla superficie esterna del collo uterino e di solito hanno una consistenza più compatta.
Polipi cervicali o endometriali: quali sono le differenze?
Capita molto spesso che si crei confusione tra polipi cervicali ed endometriali, come se indicassero la stessa formazione. In realtà sono molto diversi.
Abbiamo chiarito cosa sono i polipi cervicali e le due principali tipologie. Del tutto all’opposto, i polipi endometriali crescono all’interno della cavità uterina; e non nel canale cervicale come quelli cervicali. Tra l’altro, a differenza dei primi, quelli endometriali non sono visibili a occhio nudo durante una visita con speculum, ma richiedono un’ecografia transvaginale o un’isteroscopia per essere individuati.
Le differenze tra le due formazioni continuano dal punto di vista sintomatico. Infatti, laddove i polipi endometriali tendono ad associarsi a flussi mestruali molto abbondanti e a dolori mestruali più marcati, i polipi cervicali, invece, sono tipicamente indolori e si manifestano frequentemente con perdite o sanguinamento post-coitale. Anche il rischio di malignità è leggermente diverso: per i polipi cervicali è stimato al di sotto dello 0,6%; per quelli endometriali tra lo 0,8% e il 4%, motivo per cui l’esame istologico dopo la rimozione è fondamentale in entrambi i casi.
Polipi cervicali: sintomi e manifestazioni
Nella maggior parte dei casi i polipi cervicali sono asintomatici e vengono scoperti casualmente durante controlli ginecologici di routine, come abbiamo visto. Tuttavia, nel 30-40% dei casi possono comparire manifestazioni che vale la pena riconoscere come possibili segnali della loro presenza:
- sanguinamento post-coitale: perdite di sangue dopo i rapporti sessuali. È il sintomo più caratteristico e non va mai sottovalutato. In più, nel 7-18% dei casi può essere associato a lesioni precancerose cervicali, indipendentemente dalla presenza del polipo
- spotting intermestruale: piccole perdite di sangue tra un ciclo e l’altro
- flusso mestruale abbondante: meno frequente rispetto ai polipi endometriali, ma possibile
- perdite vaginali anomale (leucorrea): secrezioni dense, di odore sgradevole o con aspetto purulento. Possono comparire quando il polipo si infetta o si infiamma a causa del contatto con i batteri presenti nell’ambiente vaginale
- fastidio durante i rapporti sessuali: generalmente lieve, legato alla friabilità del tessuto polipoide
Attenzione: non tutti i polipi cervicali si comportano allo stesso modo. Un polipo scoperto per caso, asintomatico e senza altri fattori di rischio, è molto diverso da uno che sanguina, produce perdite vaginali anomale o che compare insieme a un Pap test con anomalie cellulari. In questi casi è importante non rimandare un approfondimento diagnostico tempestivo al fine di escludere condizioni che richiederebbero un intervento mirato.
Cause e fattori associati del polipo canale cervicale
Le cause esatte della formazione dei polipi cervicali non sono state ancora completamente chiarite. Le evidenze attuali indicano una combinazione di possibili fattori fra cui:
- infiammazione cronica: la cervicite cronica (infiammazione del collo uterino) è considerata uno dei principali fattori contribuenti. L’irritazione prolungata della mucosa stimola una crescita anomala del tessuto
- squilibri ormonali: livelli elevati di estrogeni sembrano favorire la proliferazione della mucosa cervicale. Questo spiega anche perché i polipi siano più frequenti nelle donne in età perimenopausale, fase in cui l’assetto ormonale è più variabile
- fattori genetici: esiste una predisposizione individuale che rende alcune donne più inclini a formare polipi in modo ricorrente (profilo cosiddetto “poliposico”)
Polipi cervicali causati da HPV
È stata riscontrata una correlazione con il Papillomavirus umano in circa il 40% dei casi di polipi cervicali. Infatti, la presenza dell’HPV, in particolare dei ceppi ad alto rischio oncologico, può alterare la struttura delle cellule del polipo. Di conseguenza, potrebbe aumentare la comparsa di atipie cellulari, ossia cellule che hanno perso la loro forma regolare e mostrano una tendenza anomala a proliferare. È importante, però, distinguere questo scenario dalla cosiddetta “metaplasia squamosa”: una condizione in cui alcune cellule del canale cervicale cambiano semplicemente aspetto (da cilindriche si presentano con un aspetto squamoso) senza però alterare la loro struttura. Tale cambiamento, in assenza di atipie, è del tutto benigno e non deve preoccupare. Dunque, non è la trasformazione delle cellule in sé a essere pericolosa, ma la qualità di quella trasformazione.
Diagnosi polipo del canale cervicale
Capita molto spesso che i polipi cervicali vengano identificati per caso, durante una visita ginecologica di routine o affrontata per un qualsiasi altro motivo. Proprio per questo la regolarità dei controlli ginecologici è decisiva: molte formazioni asintomatiche non verrebbero altrimenti mai individuate.
Dunque, vale sempre la pena fare un controllo in tal senso, a maggior ragione quando sono presenti dei sintomi riconducibili al polipo del canale cervicale. In ogni caso, il percorso diagnostico può articolarsi su più livelli:
- esame pelvico con speculum: la diagnosi iniziale è relativamente semplice dato che di solito è sufficiente l’uso dello speculum per visualizzare direttamente il polipo che sporge dal canale cervicale
- ecografia transvaginale: consente di valutare le caratteristiche del polipo (dimensioni, vascolarizzazione) e di escludere la presenza di formazioni nella cavità uterina
- isteroscopia diagnostica: introduce una piccola ottica di circa 4 mm nel canale cervicale per esplorare con precisione numero, dimensioni e posizione dei polipi. È lo strumento più accurato, indispensabile quando l’ecografia transvaginale lascia dei dubbi o quando si sospetta il coinvolgimento della cavità uterina (quindi possibile presenza di polipi endometriali)
- Pap test e colposcopia: vengono eseguiti se vi è sospetto di anomalie cellulari o come parte dello screening di routine. Una storia di infezione da HPV ad alto rischio rende ancora più necessario questo approfondimento
- esame istologico: è l’esame definitivo tramite cui si analizza in laboratorio il tessuto asportato dal polipo per confermarne la sua natura benigna o per identificare eventuali atipie. È un passaggio che non va mai omesso dopo la rimozione di un polipo
Polipo cervicale: quando toglierlo
La decisione di rimuovere un polipo cervicale dipende da sintomi, dalle sue dimensioni, dalle caratteristiche e dai fattori di rischio individuali. Nella maggioranza dei casi si opta per il monitoraggio in presenza di polipi piccoli, asintomatici, senza anomalie al Pap test e in assenza di infezione da HPV ad alto rischio. Invece, potrebbe essere raccomandato toglierlo (quindi eseguire una polipectomia) nei seguenti casi:
- in presenza di sanguinamento post-coitale o spotting persistente
- dimensioni superiori a 2 cm
- si associa ad anomalie citologiche al Pap test
- vi è una storia pregressa di HPV ad alto rischio
- genera perdite vaginali anomale o fastidi ricorrenti
Polipi cervicali ricorrenti: come si gestiscono
Circa il 6% delle persone operate per polipo cervicale sviluppa una recidiva. Può succedere a chiunque, soprattutto quando la causa scatenante (un’infiammazione cronica o uno squilibrio ormonale) non è stata completamente risolta. In questi casi, una nuova rimozione e un monitoraggio più stretto sono generalmente sufficienti.
Un discorso diverso vale nel caso di formazione di polipi in modo sistematico: multipli, contemporanei, che continuano a riformarsi dopo ogni intervento. Questo profilo particolare (definito “poliposico”) suggerisce una predisposizione genetica o ormonale più marcata e richiede un approccio più strutturato. L’isteroscopia operativa in questi casi non si limita alla rimozione del polipo principale, ma include una valutazione completa della cavità uterina con rimozione delle formazioni satellite e delle aree di mucosa ispessita. Dopo l’intervento, una terapia progestinica di 3-6 mesi aiuta a stabilizzare la mucosa e ridurre la tendenza proliferativa.
Scoprire un polipo cervicale non deve allarmare, ma merita la giusta attenzione e ascolto: una valutazione accurata, l’esame istologico tempestivo e un follow-up personalizzato sono tutto ciò che ti serve per stare tranquilla. Scopri di più sui percorsi Weda per i polipi cervicali costruiti su un approccio che unisce rigore clinico e ascolto autentico.
Fonti
- https://www.msdmanuals.com/it/professionale/ginecologia-e-ostetricia/disturbi-ginecologici-vari/polipi-cervicali
- https://www.aogoi.it/media/1612/patologia-della-mucosa-endocervicale.pdf
- https://www.youtube.com/watch?v=cCHyvGU5ZeU (polipi endometriali come affrontarli con la Dott.ssa A. Graziottin)
FAQ
I polipi cervicali sono pericolosi?
No, nella stragrande maggioranza dei casi. Il rischio di trasformazione maligna è stimato al di sotto dello 0,6%. Tuttavia, in presenza di sintomi come il sanguinamento post-coitale o di infezione da HPV ad alto rischio, è importante non rimandare la valutazione.
I polipi cervicali sono tumori?
No. Sono escrescenze benigne della mucosa del collo dell’utero. In rarissimi casi possono presentare aree di displasia o trasformazione cellulare, che solo l’esame istologico dopo la rimozione è in grado di rilevare con certezza.
Come viene tolto un polipo cervicale?
La rimozione (polipectomia) è una procedura ambulatoriale rapida e generalmente indolore: dura circa 5-10 minuti in tutto, non richiede anestesia né ricovero. Il polipo viene afferrato alla base con una pinza e rimosso con una delicata torsione. Il recupero è immediato.
Come faccio con i polipi cervicali in gravidanza?
La presenza di polipi cervicali in gravidanza è relativamente comune e nella maggior parte dei casi non richiede un intervento immediato.
Cosa succede se non si tolgono i polipi?
I polipi asintomatici e senza fattori di rischio possono essere tenuti sotto osservazione senza rimozione immediata. Tuttavia, non rimuovere un polipo sintomatico o associato ad anomalie citologiche significa rinunciare alla conferma istologica (l’unico esame che ti conferma la natura benigna o maligna del polipo).