È un disturbo endocrino e metabolico multisistemico complesso, caratterizzato da squilibri ormonali, iperandrogenismo e disfunzioni ovulatorie, con impatti significativi sulla salute riproduttiva, cardiovascolare e psicologica delle donne in età fertile.
Ginecologa esperta in patologia del basso tratto genitale femminile, colposcopia e menopausa
È una condizione cronica poliendocrina e metabolica multisistemica, caratterizzata da squilibri ormonali, iperandrogenismo e disfunzioni ovulatorie. Può avere impatti significativi sulla salute riproduttiva, metabolica, cardiovascolare e psicologica, indipendentemente dall’età.
La Sindrome Ovarica Poliendocrina Metabolica (PMOS), già nota come Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS), è una delle condizioni poliendocrine e metaboliche più diffuse, eppure resta tra quelle più sottodiagnosticate.
Il paradosso si spiega a causa di tutta quella serie di sintomi che di solito vengono minimizzati, attribuiti allo stress o semplicemente normalizzati come comuni “problemi femminili”. Infatti, la PMOS può manifestarsi attraverso diversi segnali all’apparenza scollegati fra di loro, come i cicli mestruali irregolari o assenti, una strana peluria in eccesso, l’acne che non passa, una stanchezza cronica inspiegabile e difficoltà a perdere peso nonostante ogni sforzo.
Per questo è così importante ricevere una diagnosi chiara di fronte a questa serie di manifestazioni. Prima trovi un nome al tuo disturbo e prima potrai intraprendere un percorso terapeutico personalizzato, costruito intorno alla tua storia.
Cos’è la Sindrome Ovarica Poliendocrina Metabolica (PMOS)
La Sindrome Ovarica Poliendocrina Metabolica (PMOS), precedentemente denominata Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS), è una delle condizioni più comuni tra le donne, con una prevalenza stimata tra il 6% e il 21% a seconda dei criteri diagnostici utilizzati. Non si tratta di una patologia di natura esclusivamente ginecologica, ma di un disturbo cronico e multisistemico che coinvolge diversi apparati in modo interconnesso: l’asse ormonale, il metabolismo, il sistema cardiovascolare e la salute psicologica.
Un cambiamento storico: da PCOS a PMOS
Il 12 maggio 2026, dopo oltre un decennio di studi e ricerche a livello mondiale, la denominazione “PCOS” è stata ufficialmente sostituita con “PMOS”, ossia Sindrome Ovarica Poliendocrina Metabolica (Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome).
Il risultato è stato pubblicato su The Lancet e presentato al Congresso Europeo di Endocrinologia a Praga, con il consenso del 97% delle 56 organizzazioni internazionali coinvolte. Il cambiamento del nome non descrive una malattia nuova: la condizione clinica cui si fa riferimento è la stessa e i criteri diagnostici rimangono sostanzialmente invariati. Ma la nuova denominazione va a correggere tutta una serie di imprecisioni e incompletezze che “PCOS” portava con sé.
Le differenze tra PCOS e PMOS
I ricercatori di tutto il mondo hanno concordato su almeno 4 aspetti fondamentali per cui la vecchia denominazione era errata.
1. Il problema delle cisti
Il termine “policistico” che comunemente veniva usato nella PCOS, e determinava proprio la natura della sindrome, era fondato su una importante imprecisione medica di fondo: le strutture rilevabili all’ecografia nelle ovaie non sono cisti nel senso clinico del termine. Si tratta, piuttosto, di follicoli immaturi, ossia di piccole sacche che in condizioni normali completerebbero il loro sviluppo verso l’ovulazione, ma che nella PMOS rimangono bloccate in una fase intermedia, accumulandosi senza mai maturare del tutto. Non causano dolore, non vanno rimosse e non sono la causa primaria della sindrome. Eppure il vecchio nome aveva generato un equivoco duraturo: ancora nel 2023, l’85% delle pazienti e il 62% degli operatori sanitari credevano che la presenza di cisti fosse una caratteristica distintiva della malattia. Un’incomprensione che ha portato a disagi concreti legati alle diagnosi e al trattamento da eseguire.
Attenzione: come puoi notare la componente “ovarica” viene mantenuta anche nel nuovo nome, poiché esiste esplicitamente un legame tra la sindrome e la disfunzione ovarica, ma non è più il focus esclusivo di diagnosi e trattamento.
2. Una condizione multi sistemica, non solo ginecologica
La vecchia denominazione concentrava tutta l’attenzione sull’ovaio. In questo modo la sindrome veniva relegata implicitamente alla sfera ginecologica. Il che è errato, poiché la realtà clinica è ben diversa. Ad esempio, gli squilibri di insulina, androgeni e ormoni neuroendocrini che caratterizzano la PMOS agiscono su più sistemi contemporaneamente.
Le manifestazioni della sindrome interessano la salute dermatologica (acne, irsutismo, alopecia), quella metabolica e cardiovascolare, nonché quella psicologica. Tali aspetti dell’organismo si intrecciano in modi che un approccio esclusivamente ginecologico non è in grado di intercettare. Per questo urgeva un nuovo nome che rispecchiasse questa complessità strutturale e la necessità di un’assistenza multidisciplinare.
3. La componente metabolica non è secondaria
A differenza del vecchio nome, la Sindrome Ovarica Poliendocrina Metabolica introduce l’aggettivo “metabolica” nella propria definizione. Questa è una precisazione molto importante per comprendere quanto l’aspetto metabolico sia coinvolto.
Ad esempio, la resistenza insulinica è presente in circa l’85% delle persone affette dalla PMOS e ignorarla nel tempo espone a un rischio concreto di sviluppare patologie croniche. Incorporare la realtà metabolica fin nel nome, quindi, è fondamentale al fine di orientare la ricerca verso farmaci pensati specificamente per la PMOS, oggi ancora inesistenti come categoria terapeutica dedicata.
4. Non riguarda solo la fertilità
La vecchia denominazione spingeva verso una gestione frammentata della condizione, con un focus sulla ginecologia e la fertilità. Questo si traduceva in una mancanza di attenzione clinica per le donne in menopausa. Invece, la PMOS adotta una visione più ampia e a lungo termine, spostando il centro dall’ovaio alla persona.
Sindrome Ovarica Poliendocrina Metabolica (PMOS): sintomi
Di solito, i sintomi della sindrome dell’ovaio policistico si sviluppano durante la pubertà. Le sue manifestazioni principali includono l’eccessiva produzione di ormoni androgeni (i cosiddetti “ormoni maschili” presenti nelle donne così come gli estrogeni), irregolarità del ciclo mestruale e anomalie metaboliche. La combinazione e l’intensità di questi sintomi variano molto da persona a persona, rendendo ogni caso di sindrome clinicamente unico.
Alcuni segnali sono molto visibili, altri più silenziosi e difficili da collegare immediatamente alla PMOS senza una valutazione specialistica. Vediamo quali sono quelli più comuni e frequenti:
- irregolarità mestruali: cicli rari (oligomenorrea), assenti (amenorrea) o con sanguinamenti anomali
- segni di iperandrogenismo: acne persistente che non risponde ai trattamenti comuni, irsutismo (peluria in eccesso su viso, torace e addome), e in alcuni casi diradamento dei capelli di tipo androgenetico
- sovrappeso o difficoltà a perdere peso: nonostante la dieta e l’attività fisica, a volte accompagnato da macchie scure e ispessite nelle pieghe cutanee che si formano per l’ingrassamento (chiamate Acanthosis Nigricans). L’accumulo di grasso tende a concentrarsi nella zona addominale e può risultare resistente agli interventi dietetici standard.
- affaticamento cronico
- cefalee
- disturbi del sonno (inclusa l’apnea notturna)
- difficoltà di concepimento: la PCOS è una delle cause più comuni di infertilità femminile, legata alla disfunzione ovulatoria
- Complicazioni in gravidanza: le persone con PMOS presentano un rischio aumentato di diabete gestazionale e di altre complicazioni nel corso della gestazione
- Rischio metabolico nel lungo periodo: ipertensione arteriosa, accumulo di grasso nel fegato (steatosi epatica non alcolica) e maggiore probabilità di iperplasia endometriale (ispessimento anomalo della mucosa uterina). Tutte possibili complicazioni che non scompaiono con la fine dell’età fertile e richiedono monitoraggio continuativo nel tempo
PMOS e resistenza insulinica
La resistenza insulinica è una delle manifestazioni più rilevanti della PMOS, presente in circa l’85% delle persone affette. In questa condizione, le cellule dell’organismo non rispondono adeguatamente all’insulina e il pancreas compensa producendone quantità sempre maggiori. Questo eccesso di insulina (l’iperinsulinemia) non rimane confinato al metabolismo glucidico, ma circola nell’organismo arrivando fino alle ovaie. Qui interferisce direttamente con la produzione ormonale stimolando un’eccessiva sintesi di androgeni.
Inoltre, la resistenza insulinica non trattata aumenta il rischio di sviluppare diabete di tipo 2, sindrome metabolica e malattie cardiovascolari nel lungo termine. Per questo la PMOS non può essere inquadrata come un problema circoscritto alla sfera riproduttiva, ma rappresenta un segnale di allerta metabolico che richiede un’attenzione clinica ampia e continuativa.
PMOS e salute mentale
Le donne con PMOS presentano un rischio di sviluppare disturbi dell’umore significativamente più elevato rispetto alla popolazione generale. Le probabilità di manifestare sintomi depressivi, da moderati a gravi, sono circa 4 volte superiori; mentre il rischio di ansia sale fino a 5-6 volte in più rispetto alle donne senza PMOS.
La resistenza insulinica, l’iperandrogenismo e lo stato di infiammazione cronica di basso grado tipici della PMOS sono tutti fattori associati che tendono a generare frequentemente stati di depressione e ansia. A questi si aggiunge l’impatto psicologico dei sintomi più visibili, in particolare l’irsutismo e l’acne, che influenzano profondamente l’immagine corporea e l’autostima, con effetti diretti sul benessere emotivo.
Negli ultimi anni la ricerca ha iniziato a esplorare anche possibili divergenze cognitive nelle donne con PMOS in aree come l’attenzione, la memoria di lavoro e le funzioni esecutive. Il possibile legame tra Sindrome Ovarica Poliendocrina Metabolica e ADHD, ad esempio, è un’area di studio emergente che sta raccogliendo crescente attenzione scientifica; sebbene le evidenze siano ancora in fase di consolidamento. Ciò che è già chiaro è che la PMOS va inquadrata anche come una condizione con possibili ricadute neuropsichiatriche, che richiede uno screening regolare per la salute mentale come parte integrante del percorso terapeutico.
Cause della Sindrome Ovarica Poliendocrina Metabolica (PMOS)
L’origine esatta della sindrome dell’ovaio policistico non è stata ancora chiarita completamente, ma è riconosciuta come una patologia multifattoriale in cui la genetica, l’ambiente e lo sviluppo prenatale si intrecciano.
In questo scenario di possibili cause, la componente ereditaria è molto forte. Infatti, si stima che tra il 60% e il 70% della predisposizione alla PMOS abbia una base genetica. Non è raro trovare nella stessa famiglia più donne con la sindrome o con caratteristiche metaboliche simili.
Un ruolo importante è attribuito anche alla fase prenatale. Ad esempio, se durante la gravidanza la madre ha livelli elevati dell’ormone chiamato AMH Ormone Anti-Mülleriano (è il marcatore tipico della sindrome, infatti può essere controllato per ottenere una diagnosi di PMOS) questo può raggiungere il feto e influenzare lo sviluppo delle aree cerebrali che regolano gli ormoni. Così si predispone la figlia già in fase prenatale a sviluppare la PMOS in età adulta.
A questo si aggiunge l’epigenetica per cui fattori ambientali come stress, alimentazione o esposizione a sostanze chimiche possono modificare il modo in cui i geni vengono “letti” dall’organismo (senza cambiare il DNA, quindi, ma solo le risposte dell’organismo collegate a quei determinati geni). Tali modifiche possono trasmettersi di generazione in generazione, rendendo la predisposizione alla PMOS un’eredità che va oltre i soli geni.
Oltre a tutto il panorama delle cause genetiche ed epigenetiche, più recentemente, la ricerca ha messo in luce anche il possibile ruolo del microbioma intestinale. Le alterazioni della flora batterica (disbiosi), comuni nelle donne con PCOS, sono associate a infiammazione cronica e disfunzioni metaboliche che aggravano la sindrome.
Come si diagnostica la Sindrome Ovarica Poliendocrina Metabolica (PMOS)
Come accennato, la PMOS è fra le condizioni più sottodiagnosticate in assoluto. Si stima che circa il 70% delle persone affette non abbia ancora ricevuto una diagnosi corretta. Una percentuale importante che deriva da un recente passato in cui il nome stesso della condizione ha distorto la percezione clinica, riducendola a un problema di cisti e ciclo mestruale.
Riconoscere i segnali e rivolgersi a una/un specialista senza rimandare oltre, è il passo più importante.
La diagnosi di PMOS si basa sui cosiddetti “Criteri di Rotterdam” (aggiornati nel 2023), che richiedono la presenza di almeno 2 dei seguenti 3 elementi:
- iperandrogenismo clinico (irsutismo, acne) o biochimico (livelli elevati di androgeni nel sangue)
- disfunzione ovulatoria (cicli mestruali irregolari o assenti)
- morfologia ovarica policistica (rilevata tramite ecografia pelvica o transvaginale)
- Disfunzione follicolare ovarica: rilevabile tramite ecografia (presenza di ≥20 follicoli di 2-9 mm in almeno un ovaio, o volume ovarico ≥10 ml) oppure tramite dosaggio dell’AMH elevato nel sanguePer la diagnosi negli adulti, è stato introdotto anche il dosaggio dell’Ormone Anti-Mülleriano (AMH) come alternativa all’ecografia, offrendo un marker biochimico aggiuntivo.
Prima di confermare la diagnosi, in ogni caso, il medico deve escludere altre condizioni che possono simulare la PMOS presentandosi con sintomi molto simili, come le disfunzioni tiroidee, l’iperprolattinemia o la sindrome di Cushing.
Diagnosi in adolescenza: criteri più rigorosi
Per le adolescenti tra i 10 e i 19 anni, le linee guida internazionali richiedono la compresenza obbligatoria di entrambi i primi 2 Criteri di Rotterdam (iperandrogenismo e oligo-anovulazione), laddove la sola morfologia ovarica all’ecografia non è sufficiente.
Comunque, è bene ricordare che in questa fase dello sviluppo, cicli irregolari, acne e variazioni di peso si sovrappongono ai normali cambiamenti puberali, rendendo la diagnosi differenziale particolarmente delicata.
Come si cura la Sindrome Ovarica Poliendocrina Metabolica (PMOS)
Attualmente non esiste una cura definitiva per la PCOS, ma diversi trattamenti specifici per gestione dei sintomi. Una diagnosi precoce e l’inizio del trattamento riducono i rischi a lungo termine e soprattutto riescono a migliorare di molto la qualità della vita.
Il percorso terapeutico è sempre personalizzato in base ai sintomi, all’età e al desiderio o meno di una gravidanza. È importante premettere che i sintomi metabolici della PMOS, in particolare l’adiposità addominale e la resistenza insulinica, rispondono spesso in modo insufficiente agli interventi generici di perdita di peso. La loro gestione richiede un approccio proattivo, individualizzato e multidisciplinare che tenga conto della natura poliendocrina della condizione, non limitandosi all’invito a “dimagrire”.
Ecco i principali trattamenti per la sindrome dell’ovaio policistico:
- cambiamento nello stile di vita e nell’alimentazione: il cambiamento delle abitudini è il punto di partenza per tutte. Una perdita di peso anche modesta (5-10% del peso corporeo) può ridurre i livelli di insulina, favorire il ripristino dell’ovulazione e migliorare la regolarità mestruale. La dieta mediterranea e gli approcci a basso indice glicemico sono i più consigliati per migliorare la sensibilità insulinica e ridurre l’infiammazione. Anche l’attività fisica regolare (almeno 30 minuti al giorno) è parte integrante del trattamento
- terapia farmacologica: per chi non cerca una gravidanza, la pillola contraccettiva combinata (estrogeni e progestinico) è il trattamento di prima scelta; regolarizza i cicli, riduce acne e irsutismo e protegge l’endometrio. La metformina, farmaco usato nel diabete, viene prescritta per migliorare la sensibilità insulinica e favorire l’ovulazione. Farmaci più recenti come gli analoghi del GLP-1 e gli inibitori SGLT2 mostrano risultati promettenti nella gestione dell’obesità e della resistenza insulinica. Va sottolineato che, a oggi, non esistono farmaci sviluppati specificamente per la PMOS come categoria terapeutica autonoma: uno degli obiettivi del cambio di denominazione è orientare la ricerca in questa direzione
- gestione di irsutismo e acne: oltre alla pillola contraccettiva, si può ricorrere allo spironolattone (un anti-androgeno) o a trattamenti topici specifici. L’acne viene trattata con antibiotici o derivati della vitamina A, in base alla gravità
- trattamenti per la fertilità: per chi desidera una gravidanza, il primo passo è stimolare l’ovulazione con farmaci come il letrozolo o il clomifene. Se la risposta è insufficiente, si può procedere con le gonadotropine, con la perforazione ovarica laparoscopica (drilling ovarico) o, nei casi più complessi, con la fecondazione assistita
- integratori: l’inositolo è uno degli integratori più studiati nella PCOS: migliora la qualità ovocitaria, la sensibilità insulinica e la regolarità del ciclo. Anche la vitamina D, l’acido alfa-lipoico e i probiotici possono offrire benefici metabolici e ormonali come supporto alla terapia principale.
Riconoscere la PMOS come condizione cronica multisistemica implica anche che il percorso di cura non si esaurisca con la fine dell’età riproduttiva. Il monitoraggio metabolico e cardiovascolare va mantenuto nel tempo, calibrandosi sulle diverse fasi della vita.
Come funziona il percorso Weda
La Sindrome Ovarica Poliendocrina Metabolica (PMOS) è una condizione difficile da diagnosticare ma molto diffusa, che può provocarti disagi e sofferenza sia fisica che psicologica per anni. Dare un nome a ciò che stai vivendo vuol dire scegliere di riappropriarti di una vita che somiglia più a te e non solo a un sintomo. Scopri i percorsi di Weda per la Sindrome Ovarica Poliendocrina Metabolica (PMOS). Il nostro approccio parte dall’ascolto empatico, si fonda sulla competenza clinica e costruisce un percorso terapeutico prendendo in considerazione ogni aspetto della tua salute.
Fonti
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FAQ
Le risposte alle domande più frequenti sulla Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS)
Come capire se soffro di PMOS?
È una condizione multisistemica e complessa, puoi saperlo solo tramite una diagnosi accurata. La diagnosi si basa sulla valutazione combinata di sintomi ed esami specifici (profilo ormonale, AMH, glicemia, ecografia pelvica) da parte di una/un ginecologa/o o endocrinologa/o.
Cosa succede se si trascura la Sindrome Ovarica Poliendocrina Metabolica (PMOS)?
La PMOS non trattata può portare a peggioramenti nel tempo, fra cui rischio di diabete di tipo 2, sindrome metabolica, malattie cardiovascolari, ipertensione arteriosa, steatosi epatica non alcolica e iperplasia dell’endometrio (un ispessimento della mucosa uterina che, se non monitorato, può evolvere verso l’iperplasia atipica o, nei casi più gravi, verso il carcinoma endometriale).
La PMOS provoca sempre infertilità?
No. La PMOS è una delle cause più comuni di infertilità, ma non la determina automaticamente. Molte donne con PMOS riescono a concepire naturalmente, specialmente dopo modifiche dello stile di vita.