È la discesa dell’utero dal canale vaginale, causata dall’indebolimento dei muscoli e dei tessuti del pavimento pelvico.
Il prolasso uterino è la discesa dell’utero nel canale vaginale causata dal cedimento dei muscoli, dei legamenti e dei tessuti di sostegno pelvici. Si tratta di una tipologia specifica della più ampia condizione di “prolasso pelvico” che può interessare più organi, non solo l’utero.
Il tuo corpo sembra cambiato dopo il parto, e mentre speri che possa tornare “come prima”, potresti avvertire un senso di pesantezza al livello del bacino o notare piccoli cambiamenti nella zona pelvica che possono generare un mix di preoccupazione e smarrimento. Se stai sperimentando questo disagio (anche se non hai partorito) sappi che potrebbe trattarsi di prolasso uterino o pelvico. Una condizione ginecologica estremamente comune che riguarda la salute femminile da vicino, ma che ancora oggi è spesso circondata dal silenzio e dall’imbarazzo.
Iniziamo insieme questo percorso di scoperta del prolasso degli organi pelvici, cosicché tu possa orientarti tra i sintomi più diffusi, la diagnosi e le possibilità di trattamento, con l’obiettivo di trasformare la preoccupazione in una consapevolezza attiva e serena.
Cos’è il prolasso uterino e degli organi pelvici
Il prolasso uterino (isterocele) è una condizione che si verifica quando è presente la discesa dell’utero all’interno del canale vaginale. Tale condizione ginecologica è causata dal cedimento o dalla lesione dei tessuti di sostegno pelvico (ossia muscoli, legamenti e fasce connettivali) che normalmente mantengono l’utero nella sua posizione corretta.
Per comprendere meglio il concetto del prolasso, pensa al pavimento pelvico come a una rete elastica di sicurezza fatta da legamenti e tessuti connettivi (fasce). Il compito di questa struttura di sicurezza è quello di mantenere gli organi pelvici nella loro posizione corretta. Quando la rete di sostegno si indebolisce o subisce una lesione, ecco che gli organi perdono il loro ancoraggio naturale e quindi gravitano verso il basso, cedendo.
Fra gli organi pelvici che potrebbero essere coinvolti in un prolasso (utero, vescica e retto), l’utero è quello di cui si sente parlare più spesso (a causa delle conseguenze tipiche del parto). In realtà, la pelvi è un sistema dinamico dove gli organi sono sostenuti da una struttura comune e si parla di diverse tipologie di prolasso degli organi pelvici (POP) nella vagina, a seconda di quale sia l’organo coinvolto nel cedimento:
- isterocele (prolasso uterino): la discesa specifica dell’utero
- cistocele: quando la vescica sporge nella parete vaginale anteriore
- rettocele: quando il retto preme contro la parete vaginale posteriore
- enterocele: la discesa di una porzione dell’intestino tenue tra l’utero e il retto
I 5 gradi della severità: il sistema POP-Q
Per definire quanto la discesa di un organo pelvico sia avanzata, le/i professioniste/i utilizzano il sistema POP-Q (Pelvic Organ Prolapse Quantification), un metodo di misurazione millimetrica validato a livello internazionale. Il sistema classifica il prolasso in 5 stadi (da 0 a IV) in base alla distanza del punto più basso dell’organo rispetto all’imene (il punto di riferimento 0).
Dati tali punti di riferimento possiamo avere:
- stadio 0: nessun prolasso. Gli organi sono perfettamente sostenuti nelle loro posizioni anatomiche. Più che uno stadio è la situazione normale di partenza
- stadio I: l’organo che si è abbassato di più verso l’uscita vaginale (spesso la cervice uterina) si trova a più di 1 cm sopra il livello dell’imene. È una condizione iniziale, spesso asintomatica
- stadio II: il punto più basso del prolasso si trova tra 1 cm sopra e 1 cm sotto l’imene. In questo stadio i sintomi iniziano a farsi più evidenti
- stadio III: il prolasso sporge per oltre 1 cm oltre l’apertura vaginale, ma la lunghezza totale della vagina non è completamente evertita (ossia non si è ancora rovesciata del tutto )
- stadio IV: si parla di procidenza completa. L’organo è totalmente fuoriuscito dall’apertura vaginale e la vagina è completamente rovesciata verso l’esterno
Prolasso uterino e sintomi: come si manifesta
Il corpo invia segnali spesso sfumati, non immediatamente interpretabili, che possono variare da persona a persona. Molte persone con prolasso di stadio I o II, ad esempio, non avvertono disturbi immediati. Tuttavia, con la progressione del prolasso del pavimento pelvico, i sintomi si fanno più chiari e tendono a peggiorare in posizione eretta, dopo sforzi fisici o a fine giornata.
Ecco una panoramica dei maggiori sintomi del prolasso uterino e pelvico in generale.
Sensazioni fisiche e dolore
Il segnale principale è la sensazione di peso pelvico. A questo si possono associare:
- pressione o tensione costante nella zona genitale
- fastidio sordo nella zona lombare o sacrale
- percezione tattile di una massa che fuoriesce dall’apertura vaginale come una “pallina” (negli stadi avanzati).
- sensazione di corpo estraneo in vagina
Disfunzioni urologiche e intestinali
Poiché il pavimento pelvico sostiene anche vescica e retto, il prolasso pelvico e i suoi sintomi includono spesso disfunzioni correlate al sistema urologico e intestinale:
- disfunzioni urologiche: difficoltà a svuotare completamente la vescica (ritenzione), stimolo frequente (urgenza) o incontinenza urinaria da sforzo.
- disfunzioni intestinali: stitichezza cronica e senso di evacuazione incompleta. In alcuni casi, la persona deve esercitare una pressione manuale sulla parete vaginale (tecnica dello splinting) per riuscire a completare la defecazione.
Disfunzioni sessuali
Le disfunzioni sessuali possono includere dolore durante i rapporti (dispareunia) o una sensazione di ingombro nella vagina, come abbiamo accennato, che potrebbe limitare il piacere o creare disagio psicologico legato alla visione del proprio corpo.
Cause e fattori di rischio
Il prolasso è una condizione multifattoriale, derivante dallo stress cronico subito dai tessuti pelvici nel corso della vita. In ogni caso, esistono alcune situazioni specifiche che nella maggior parte dei casi possono provocare il prolasso uterino e pelvico, fra cui:
- gravidanza e parto: il carico della gestazione e il passaggio del feto nel canale del parto sono i fattori principali. Il rischio di prolasso uterino aumenta in caso di travagli molto lunghi, parti operativi (uso di ventosa) o macrosomia fetale (neonati con un peso elevato sopra la media)
- menopausa: il calo fisiologico degli estrogeni porta a un assottigliamento delle mucose e a una perdita di collagene e fibre elastiche nei tessuti connettivi, quindi il prolasso pelvico ha più probabilità di avvenire
pressione addominale cronica: la stitichezza cronica (che costringe a spinte ripetute), la tosse persistente (legata al fumo o a patologie respiratorie) e il sollevamento frequente di carichi superiori ai 5 kg aumentano la spinta verso il basso. - obesità: l’eccesso di peso corporeo esercita una pressione costante sull’area pelvica
- fattori genetici: esiste una predisposizione familiare legata a una naturale debolezza del tessuto connettivo
Diagnosi e valutazione clinica del prolasso uterino e pelvico
Capita di frequente di convivere con il disagio per anni prima di cercare aiuto. Se convinta che quel peso a livello pelvico e tutti gli altri sintomi annessi siano solo una conseguenza “normale” dell’età avanzata o della maternità. Sappi che non è così. Una diagnosi tempestiva di prolasso uterino/pelvico è fondamentale per intervenire con metodi conservativi ed evitare che la situazione peggiori nel tempo.
La diagnosi di prolasso del pavimento pelvico si ottiene attraverso una valutazione uroginecologica specialistica. La/il professionista del pavimento pelvico raccoglierà la tua storia (anamnesi) e procederà con un esame obiettivo.
Oggi il metodo standard internazionale per misurare la severità del prolasso è il sistema POP-Q, come abbiamo visto. Si tratta di una mappatura millimetrica dei tessuti eseguita mentre ti verrà chiesto di tossire o spingere come per evacuare (tale procedura è chiamata “manovra di Valsalva”) in posizione eretta, in piedi, o con un piede su uno sgabello, al fine di osservare come reagiscono gli organi pelvici sotto sforzo. In casi specifici, possono essere richiesti approfondimenti come l’ecografia pelvica dinamica o test urodinamici per valutare la salute della vescica.
Come si affronta? Prolasso pelvico: rimedi e trattamenti
Il trattamento è indicato quando il prolasso causa sintomi che interferiscono con la qualità della vita. Le opzioni si dividono in due grandi categorie, osserviamole insieme:
Trattamenti conservativi (prima linea di intervento)
Sono raccomandati per i gradi lievi e moderati (stadio I e II) o per chi non può o non vuole operarsi:
- riabilitazione del pavimento pelvico (PFMT): la riabilitazione si effettua attraverso una serie di esercizi di ginnastica pelvica per prolasso tra cui i famosi esercizi di Kegel. Tali esercizi sono guidati da una/un professionista specializzata/o e devono essere ripetuti per almeno 16 settimane, con l’obiettivo di rinforzare il supporto muscolare. Questo può migliorare lo stadio del prolasso o fermarne la progressione
- ginnastica ipopressiva: una tecnica che utilizza il respiro e la postura per creare una “pressione negativa” nell’addome, stimolando la contrazione riflessa dei muscoli profondi senza gravare sul perineo
- pessario vaginale: un anello o cubo in silicone medico inserito in vagina. Funziona come un sostegno meccanico che “tiene su” l’utero. È una soluzione sicura, reversibile e immediata, non richiede intervento chirurgico
Trattamenti chirurgici
Si riservano ai casi più severi (stadio III o IV):
- isteropessi: intervento chirurgico che risolve il prolasso uterino senza rimuovere l’utero, ma riagganciandolo e fissandolo a strutture più solide del bacino
- isterectomia vaginale: rimozione dell’utero, che deve essere sempre abbinata alla fissazione della cupola vaginale per evitare che il prolasso si ripresenti
- chirurgia fasciale: si utilizzano i tessuti stessi della donna per riparare i cedimenti, riducendo i rischi legati all’uso di reti sintetiche (mesh)
Fonti
FAQ
È pericoloso avere un prolasso?
Avere un prolasso non è pericoloso. Nel senso che clinicamente non è una condizione pericolosa per la vita. Tuttavia, può causare complicanze come infezioni urinarie ricorrenti, piaghe da decubito sulle pareti vaginali (se sporgono all’esterno) e un forte impatto negativo sulla salute psicologica e sulla qualità della vita quotidiana.
Cosa succede se non si cura un prolasso?
Senza un intervento correttivo o una gestione dello stile di vita, il prolasso tende a peggiorare progressivamente. I muscoli si indeboliscono ulteriormente sotto il peso degli organi e la discesa può passare da uno stadio iniziale a uno stadio di procidenza completa.
Prolasso uterino rientra da solo?
No, essendo una lesione dei tessuti di sostegno, non può “guarire” da solo. Tuttavia, con la riabilitazione muscolare e l’uso di ausili come il pessario, è possibile gestire i sintomi in modo così efficace da non percepire più il disturbo.
Si possono avere rapporti con un prolasso uterino?
Sì, è possibile. Il prolasso non rende i rapporti pericolosi. Ma è possibile che si avverta del dolore durante la penetrazione o una sensazione di ingombro. L’uso di lubrificanti o la scelta di posizioni diverse può aiutare. Parlarne con la/il partner è essenziale per vivere l’intimità senza ansia.
Quali sono i rischi di un prolasso uterino in gravidanza?
È raro che si presenti un prolasso uterino in gravidanza ma in ogni caso richiede un monitoraggio stretto. In questi casi, il rischio principale è l’irritazione dei tessuti vaginali o un parto prematuro.