È una condizione cronica e progressiva, frequente in menopausa, caratterizzata da assottigliamento, secchezza e perdita di elasticità dei tessuti vaginali e vulvari.
Ginecologa esperta in endocrinologia ginecologica con focus su menopausa e adolescenza
L’atrofia vaginale (o atrofia vulvo-vaginale, AVV) è una condizione caratterizzata dal sintomo “secchezza vaginale” che può precedere l’evento patologico dovuto al conseguente assottigliamento delle pareti vaginali.
L’atrofia rappresenta una insufficienza della nutrizione dei tessuti e costituisce solo uno degli aspetti della distrofia. Si tratta di un problema cronico, evolutivo, che non si risolverà spontaneamente, con ripercussioni severe sulla qualità di vita.
In particolare, l’atrofia vaginale è una condizione ginecologica molto comune, frequente ma non “normale”, che deve essere solo sopportata. Purtroppo i sintomi tipici che l’accompagnano come la secchezza vaginale, il bruciore e il dolore durante i rapporti sessuali molte volte tendono a essere ignorati o confessati sottovoce, a causa dell’imbarazzo che generano. Non se ne parla tra amiche, non sempre se ne parla con la/il ginecologa/o, nonostante sia una condizione che riguarda circa una donna su due in Italia dopo la menopausa (e non solo).
Liberarsi dall’imbarazzo, cominciare a parlarne in un luogo sicuro, accolta da un’équipe medica empatica, potrebbe essere l’inizio di una rinascita lungo il tuo personale percorso di trattamento per i sintomi.
Cos’è l’atrofia vaginale
L’atrofia vaginale, clinicamente definita più precisamente come atrofia vulvovaginale (AVV), è una condizione cronica caratterizzata dall’assottigliamento delle pareti vaginali e dei tessuti vulvari, con conseguente fragilità e infiammazione. Può comparire in qualsiasi momento nella vita di una donna, ma diventa estremamente frequente nella fase postmenopausale.
Tale condizione va inclusa nella Sindrome Genito-Urinaria della Menopausa (GSM), che raccoglie tutti i sintomi vulvovaginali, sessuali e urinari legati alla carenza di estrogeni.
Infatti, gli estrogeni svolgono un ruolo fondamentale nel mantenere la salute dei tessuti genitali, poiché stimolano la produzione di glicogeno, che i lattobacilli, a loro volta, trasformano in acido lattico. È attraverso questa concatenazione di elementi che gli estrogeni riescono a mantenere un livello di pH vaginale acido con funzione protettiva. Ma in menopausa, quando i livelli estrogenici e androgenici si riducono, la mucosa vaginale si assottiglia, perde elasticità e le sue naturali pliche. Al contempo il pH si alza, modificando il normale equilibrio della flora batterica, e aumentando la vulnerabilità alle infezioni.
L’atrofia vulvo vaginale è una condizione molto frequente in menopausa, eppure rimane spesso sottodiagnosticata, poiché i sintomi vengono normalizzati o confusi con altri disturbi.
Atrofia vaginale: sintomi tipici
I sintomi dell’atrofia vulvovaginale tendono a essere progressivi, ossia se non riconosciuti e trattati, possono peggiorare nel tempo. Ricevere una diagnosi prima possibile, quindi, aiuta a non prolungare il disagio e la sofferenza.
I sintomi tipici si manifestano in tre aree principali, esploriamole insieme.
Sintomi vaginali
La secchezza vaginale in menopausa è il segnale più comune. Spesso viene avvertita anche durante le attività quotidiane, non solo durante i rapporti sessuali. Si accompagna a bruciore, prurito persistente e infiammazione generale. In particolare, il prurito da atrofia vulvare non risponde ai trattamenti antimicotici per la Candida o simili, ad esempio, e tende a essere il primo sintomo ad aggravarsi nel tempo.
Sintomi sessuali
La ridotta lubrificazione e la fragilità dei tessuti provocano dolore durante i rapporti (dispareunia), con possibili microlesioni e piccoli sanguinamenti. Il dolore porta all’evitamento dell’intimità, con ricadute sulla qualità della relazione con la/il partner e sul benessere psicologico.
Sintomi urinari
Urgenza e frequenza minzionale, bruciore alla minzione, cistiti ricorrenti e incontinenza urinaria sono manifestazioni frequentemente associate alla carenza estrogenica, anche se raramente vengono collegate immediatamente alla condizione di atrofia.
Sintomi dell’atrofia vulvovaginale in giovane età
In realtà, l’atrofia vaginale non riguarda esclusivamente la menopausa. Infatti, può comparire anche nelle giovani donne che vivono condizioni particolari fra cui: nel periodo post-partum e durante l’allattamento; in concomitanza all’uso di alcuni contraccettivi ormonali a basso dosaggio; in caso di amenorrea ipotalamica da stress o eccessivo esercizio fisico; oppure a seguito di trattamenti oncologici che riducono la produzione di estrogeni. In tutti questi casi, i sintomi vengono spesso scambiati per “infezioni ricorrenti”, ritardando la diagnosi corretta.
Cause e fattori associati
Come abbiamo visto, la causa principale dell’atrofia vulvovaginale è la riduzione degli estrogeni. Tuttavia, oltre alla naturale fase menopausale, esistono altre cause che portano al calo degli ormoni:
- menopausa naturale, precoce o chirurgica (in caso di rimozione delle ovaie)
- trattamenti oncologici: chemioterapia, radioterapia pelvica o terapie ormonali (in particolare quelle usate per il tumore al seno) che inducono uno stato di ipoestrogenismo
- fumo di sigaretta: riduce l’ossigenazione dei tessuti genitali e interferisce con la produzione naturale di estrogeni
- assenza di attività sessuale: l’attività sessuale regolare, inclusa la masturbazione, contribuisce a mantenere elasticità e flusso sanguigno nei tessuti vaginali
- malattie autoimmuni della tiroide: recenti ricerche scientifiche hanno evidenziato che le donne con autoimmunità tiroidea presentano una percentuale significativamente più alta di atrofia vaginale e una sintomatologia più severa in relazione alle modificazioni ormonali che possono influenzare il trofismo vaginale
Diagnosi: perché spesso arriva tardi
La diagnosi di atrofia vulvovaginale è clinica. Ciò vuol dire che non occorrono esami da laboratorio o strumentazioni particolari per confermarla o meno, ma bastano l’anamnesi e l’esame obiettivo.
La/il ginecologa/o valuta l’integrità della mucosa durante una visita ginecologica, spesso avvalendosi di strumenti validati come il Vaginal Health Index (VHI). Attraverso il VHI si assegna un punteggio a parametri prestabiliti quali: elasticità, pH, umidità e secrezione; dove un punteggio inferiore a 15 indica la presenza di atrofia. A questo si aggiunge la misurazione del pH vaginale tramite una semplice striscia reattiva; un livello pari o superiore a 4,6 supporta la diagnosi.
Uno dei problemi principali è il ritardo che spesso si associa alla diagnosi di atrofia vaginale. I sintomi vengono minimizzati o trattati come se fossero collegati erroneamente a delle infezioni ricorrenti, senza ulteriori approfondimenti. Nelle giovani donne questo ritardo è ancora più marcato: il dolore durante i rapporti, il fastidio con i tamponi o le cistiti frequenti vengono raramente associati a una carenza estrogenica.
Cosa indica l’atrofia nel Pap test in menopausa
Nel contesto diagnostico, l’atrofia può emergere anche durante il Pap test. Nelle donne in menopausa, il referto può riportare la presenza di “atrofia con infiammazione”, il che non indica necessariamente una patologia grave, ma segnala che i tessuti sono assottigliati e la mucosa è più vulnerabile. È un’indicazione importante da non trascurare, da approfondire con la/il ginecologa/o per valutare un percorso di trattamento mirato.
Come si affronta: rimedi e trattamenti per l’atrofia vulvare
Il trattamento dell’atrofia vulvo vaginale va personalizzato in base alla causa, alla gravità dei sintomi e alla storia clinica della persona. Oggi le opzioni disponibili sono diverse ed efficaci:
- rimedi non ormonali di base: gli idratanti vaginali, da usare regolarmente ogni 2-3 giorni, e i lubrificanti a base acquosa per i rapporti sessuali sono il punto di partenza (attenzione ai lubrificanti vaginali che possono alterare il ph vaginale). È utile anche evitare saponi aggressivi e biancheria sintetica, che possono irritare ulteriormente i tessuti già fragili
- terapia estrogenica locale: considerata la terapia più efficace per i casi da moderati a gravi. Si utilizzano basse dosi di estrogeni in forma di compresse vaginali,creme, ovuli o anelli vaginali che agiscono localmente, con un assorbimento sistemico minimo. Il trattamento è sicuro e non richiede l’aggiunta di progestinici
- terapia ormonale sostitutiva (TOS): indicata quando l’atrofia si accompagna ad altri sintomi della menopausa, come le vampate di calore (efficacia sull’atrofia vaginale nel 50% circa dei casi trattati).
Acido ialuronico per l’atrofia vulvovaginale
L’acido ialuronico rappresenta una delle opzioni possibili, specie in donne che non vogliono ricorrere a trattamenti ormonali
Il trattamento con acido ialuronico se combinato con la radiofrequenza da applicare in sede vaginale stimola i fibroblasti a produrre nuovo collagene ed elastina: questo può conferire un aumento del collagene del 26–27% e dell’elastina fino al 61% nei tessuti trattati.
Secchezza vaginale, bruciore, dolore durante i rapporti, tutti quei sintomi legati alla menopausa che credi siano solo da “sopportare”. In realtà non sei condannata ad abituarti al disagio. È arrivato il momento di ascoltare davvero il tuo corpo e prendertene cura accompagnata da un’équipe medica preparata ed empatica. Scopri i percorsi Weda dedicati all’atrofia vulvo-vaginale.
Fonti
- https://www.ilmiopiccolosegreto.it/atrofia-vaginale/
- https://www.imsociety.org/wp-content/uploads/2020/06/vaginal-atrophy-italian.pdf
- https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/a/atrofia-vaginale
- Mac Bride, Maire B., Deborah J. Rhodes, and Lynne T. Shuster. 2010. “Vulvovaginal Atrophy” in Mayo Clinic Proceedings 85 (1), pp. 87–94: https://doi.org/10.4065/mcp.2009.0413.
- Kolczewski, Piotr, Mirosław Parafiniuk, Piotr Zawodny, Rashad Haddad, Agnieszka Nalewczyńska, Agnieszka Kinga Kolasa, Barbara Wiszniewska, Sophie Menkes, Alexander Bader, Giorgio Stabile, and Nicola Zerbinati. 2022. “Hyaluronic Acid and Radiofrequency in Patients with Urogenital Atrophy and Vaginal Laxity” in Pharmaceuticals 15 (12): https://doi.org/10.3390/ph15121571.
- Calogero, Aldo, and Rossella E. Nappi. 2025. “Signs and Symptoms of Vulvovaginal Atrophy (VVA) in Clinical Practice – The Possible Involvement of Thyroid Autoimmunity in Genitourinary Syndrome of Menopause (GSM)” in Gynecological Endocrinology 41 (1): https://doi.org/10.1080/09513590.2025.2458705.
- “Menopausa: istruzioni per renderla felice. La salute delle donne in perimenopausa/menopausa in 10 punti” SIGITE SIM: https://sigite.eu/tm/linee-guida
FAQ
La secchezza vaginale in menopausa è normale?
Anche se molto comune, non è un disturbo che deve essere accettato come “naturale” o “normale”.
È uno dei primi sintomi dell’atrofia vulvovaginale, una condizione trattabile con approcci efficaci e sicuri.
Il dolore durante i rapporti è sempre legato all’atrofia?
No, ma l’atrofia vulvovaginale è una delle cause più frequenti di dispareunia, soprattutto in menopausa o dopo trattamenti oncologici. Il dolore è causato dalla ridotta lubrificazione e dalla fragilità e alterazione dei tessuti. Se il dolore è ricorrente, è importante valutarlo con un medico specializzata/o, senza darlo per scontato.
Cosa succede se non si cura l’atrofia vulvare?
I sintomi tendono a peggiorare nel tempo. La mucosa diventa sempre più fragile, aumenta il rischio di infezioni urinarie ricorrenti. Di conseguenza, l’impatto sulla vita sessuale e sul benessere psicologico può diventare significativo. Intervenire precocemente permette di preservare la salute sessuale e la qualità della vita.