È una patologia che colpisce l’apparato scheletrico provocando la riduzione della resistenza ossea e, di conseguenza, aumentando il rischio di fratture, anche in risposta a traumi lievi.
Ginecologo del Dipartimento salute donna e bambino al Policlinico Gemelli di Roma. Esperto in Menopausa.
L’osteoporosi è una patologia che colpisce l’apparato scheletrico provocando la riduzione della resistenza ossea e, di conseguenza, aumentando il rischio di fratture, anche in risposta a traumi lievi.
Molto spesso, la osteoporosi viene considerata una “malattia femminile”, poiché colpisce più frequentemente le donne (una su tre) dopo i 50 anni di età. Per questo, al fine di prevenire la fragilità ossea, è molto importante conoscerne la definizione e le possibili cause.
Che cos’è l’osteoporosi
L’osteoporosi è una patologia dell’apparato scheletrico, con un aumento del rischio di frattura a causa dell’aumento della fragilità dell’osso. Consiste nella perdita di quantità di massa ossea unita al cambiamento della microstruttura dell’osso. Questi due fattori portano a riduzione della resistenza scheletrica, con aumento del rischio di frattura anche per traumi lievi (come una piccola caduta o perfino uno starnuto energico).
L’osso è un tessuto vivo, al pari della pelle, ad esempio, o dei muscoli. L’apparato scheletrico, quindi, possiede un suo metabolismo per cui il tessuto viene rinnovato costantemente. Esistono due tipi di cellule che partecipano alla gestione del tessuto osseo. Un tipo di cellule, dette osteoclasti, sono i “distruttori del tessuto osseo” invecchiato, che deve essere quindi sostituito, come accade per un muro vecchio e con le crepe in una casa. L’altro tipo di cellule, dette osteoblasti, sono invece i costruttori di osso nuovo al posto del vecchio osso rimosso.
Il processo di mantenimento della salute scheletrica è un fenomeno naturale, con un equilibrio tra la formazione di nuovo tessuto e il riassorbimento di quello vecchio.
È proprio quando il processo di sostituzione tra “vecchio osso” e “nuovo osso” si altera, cioè quando alla rimozione del tessuto osseo vecchio non segue una formazione di nuovo osso che va a pareggiare la perdita precedente, che la struttura ossea si indebolisce, perché il bilancio tra osso distrutto ed osso formato, non è in equilibrio, con una prevalenza della distruzione. Così, si presenta uno squilibrio fra la percentuale di nuovo tessuto osseo, che non riesce più a compensare il riassorbimento del vecchio tessuto.
Perché le ossa diventano più fragili
La salute delle ossa dipende dalla densità ossea e dal costante rimodellamento osseo, come abbiamo visto. Durante l’infanzia e l’adolescenza, la formazione di nuovo tessuto osseo supera di molto il riassorbimento. Infatti, si tratta delle età della vita in cui le ossa crescono in lunghezza e spessore fino al raggiungimento del picco di massa ossea, che si raggiunge generalmente intorno ai 25 anni nelle donne.
Dopo il picco, il rimodellamento osseo rimane bilanciato con il riassorbimento, fino alla menopausa (che di solito coincide con il superamento dei 50 anni di età). Da questo momento in poi, il riassorbimento tende a prevalere sulla formazione di nuovo tessuto; e le ossa possono diventare più porose, fragili.
È molto importante evidenziare come il picco di massa ossea raggiunto durante la giovinezza influenzi direttamente il rischio di osteoporosi in età avanzata. Ossia: più è alto il “capitale osseo accumulato” in giovinezza (attività fisica, apporto di calcio e vitamine) maggiore sarà la protezione contro la possibile insorgenza dell’osteoporosi.
Osteoporosi: sintomi della malattia silenziosa
L’osteoporosi è spesso definita come la “malattia silenziosa”, poiché può progredire per molti anni senza dare alcun sintomo evidente. È il suo carattere subdolo da “infiltrata” invisibile e silente a generare questo alone di preoccupazione attorno al suo nome. Nelle fasi iniziali di questa condizione, infatti, la perdita di densità ossea avviene in modo molto graduale e non provoca dolore né segnali specifici: in generale, non si avverte nessun cambiamento degno di nota.
Proprio per questo, molte donne scoprono di convivere con l’osteoporosi solo in seguito a un evento improvviso e accidentale, come una banale frattura. Tuttavia, la prima manifestazione, ossia, la prima frattura da fragilità ossea, può coincidere con una fase già avanzata della malattia! Attenzione, questo non vuol dire che l’osteoporosi prima o poi si manifesterà. È una patologia che aumenta certamente il rischio di frattura, ma non segna una sorta di “destino” dell’osso. L’osteoporosi potrebbe anche rimanere silente per tutta la vita.
In ogni caso, con il progredire dell’osteoporosi, nei livelli gravi, possono comparire i seguenti sintomi da tenere sotto controllo:
- fratture da fragilità (vertebre, femore, polso, omero)
- riduzione della statura, dovuta allo schiacciamento dei corpi vertebrali
- postura incurvata o cifosi
- dolore acuto legato alla frattura o al cedimento vertebrale (quindi da considerare più che altro un sintomo secondario conseguente alla frattura, non un campanello d’allarme in sé).
Cause e fattori di rischio dell’osteoporosi
L’osteoporosi è il risultato di molteplici cause che possono rendere le ossa molto più fragili e predisporle a un elevato rischio di fratture da fragilità. Alcuni di questi fattori sono “non modificabili”, come ad esempio l’età avanzata o la genetica; mentre altre cause “modificabili” dipendono dallo stile di vita, dall’alimentazione e da eventuali farmaci o altre condizioni mediche, quindi, è possibile agire su di esse.
Ecco le principali cause di osteoporosi e i fattori di rischio da monitorare.
- età avanzata: la perdita di densità ossea inizia intorno ai 50 anni e aumenta progressivamente con l’invecchiamento
- menopausa fisiologica, precoce o chirurgica: riduce la protezione degli estrogeni sull’osso
- familiarità e genetica: avere parenti con osteoporosi o fratture da fragilità aumenta il rischio individuale di predisposizione
- origine etnica: le ossa fragili sembrano essere più frequenti nelle popolazioni caucasiche e asiatiche rispetto a quelle africane o di discendenza ispanica
- apporto insufficiente di calcio e vitamina D: essenziali per la mineralizzazione e la robustezza delle ossa
- dieta povera di frutta e verdura: riduce l’introduzione di magnesio, potassio e vitamina K, ossia, nutrienti importanti per la salute delle ossa
- eccessivo consumo di proteine, sodio e caffeina: favorisce la perdita di calcio attraverso le urine
- fumo e abuso di alcol: interferiscono con il rinnovamento osseo e aumentano il rischio di cadute
- vita sedentaria: riduce lo stimolo meccanico necessario per mantenere una buona densità ossea
- alcuni farmaci: corticosteroidi, inibitori dell’aromatasi, antiepilettici, alcuni chemioterapici e altri farmaci specifici possono aumentare la fragilità scheletrica
- malattie croniche: disturbi endocrini, digestivi, autoimmuni, neurologici e altre condizioni possono danneggiare lo scheletro.
Osteoporosi diagnosi: come avviene
Il ritardo diagnostico è frequente per l’osteoporosi data la sua natura silente. Dunque, laddove siano presenti fattori di alto rischio come un’età avanzata e la menopausa, è molto importante non aspettare che avvenga la prima fattura per interessarsi alla salute delle ossa, ma giocare d’anticipo prenotando una visita specialistica.
Infatti, neanche una classica radiografia è sufficiente per confermare la diagnosi di osteoporosi: solo la MOC consente di misurare in modo accurato la densità ossea. Altri esami, come la TAC quantitativa o l’ultrasonografia ossea, possono supportare la valutazione del rischio, ma non sostituiscono la MOC, che rimane lo strumento diagnostico principale per la fragilità ossea.
Cos’è la MOC (densitometria ossea)
L’esame di riferimento per la diagnosi osteoporosi è la densitometria ossea, conosciuta anche come MOC, DXA o DEXA. Il test misura la densità minerale ossea (BMD) e permette di capire se le ossa sono più fragili rispetto alla norma o meno. Per la misurazione vengono confrontati i punteggio (il T-score) con la media di densità ossea in adulti giovani e sani.
La MOC è un esame rapido, indolore e sicuro: utilizza raggi X a bassissima dose, molto inferiori a quelli di una radiografia. Si esegue principalmente sulla colonna lombare, sul femore o sul polso, a seconda di sesso, età e condizioni cliniche.
Osteoporosi cura e prevenzione
La cura per l’osteoporosi non porta a una guarigione definitiva, poiché una volta interrotto il fisiologico processo di rinnovamento del tessuto osseo, non è possibile ripristinarlo. Tuttavia, esistono farmaci e comportamenti più salutari da attuare per permette di rallentare la perdita di massa ossea, così da ridurre il rischio di fratture e migliorare la qualità della vita (avere l’osteoporosi non vuol dire rimanere immobili e vivere sotto una campana di vetro!).
La migliore cura per l’osteoporosi si basa su un approccio integrato, che può includere farmaci specifici, alimentazione equilibrata, integrazione di calcio e vitamina D e attività fisica regolare. Sarà il medico a individuare il percorso migliore pensato per rispondere alle personalissime esigenze del tuo corpo.
Come funziona il percorso Weda
Per prevenire la fragilità delle ossa e prenderti cura del tuo corpo, scopri i percorsi Weda dedicati all’osteoporosi. Crediamo in un approccio basato sull’ascolto, su informazioni aggiornate, chiare e affidabili, nonché su un accompagnamento rispettoso dei tuoi tempi. Inizia oggi un percorso di prevenzione con un passo più sicuro.
Fonti
FAQ
Le risposte alle domande più frequenti sull’osteoporosi
Osteoporosi quando preoccuparsi?
È importante cominciare a pensare alla salute delle ossa preventivamente, senza aspettare la prima frattura da fragilità. Soprattutto in presenza di fattori di rischio come l’età avanzata, la menopausa, la familiarità per fratture, una carenza di calcio o vitamina D, oppure un uso prolungato di farmaci che indeboliscono le ossa. In questi casi è importante rivolgersi al medico per valutare il rischio, eseguire esami specifici come la MOC e mettere in atto strategie preventive per proteggere la salute delle ossa.
Camminare fa bene all’osteoporosi?
Sì. Camminare aiuta a rinforzare le ossa, migliorare la forza muscolare, l’equilibrio e ridurre il rischio di cadute e fratture. La camminata, se praticata con regolarità e in sicurezza, è un’attività semplice, ma molto efficace. È importante muoversi in modo graduale, mantenere una postura corretta ed evitare movimenti bruschi, soprattutto in presenza di fratture pregresse. Si consiglia di stabilire un programma personalizzato con un professionista.
Dove fa male la schiena con l’osteoporosi?
Il mal di schiena improvviso, specie se localizzato a livello lombare, può essere un campanello d’allarme di fratture vertebrali, anche in assenza di traumi evidenti. Le fratture vertebrali possono verificarsi con movimenti semplici come piegarsi in avanti per raccogliere qualcosa causando dolore acuto e riduzione della mobilità.
Qual è la bevanda che rinforza le ossa?
Il latte è una delle principali fonti alimentari di calcio e vitamina D facilmente assorbibile. Bere latte da adulti non è innaturale né dannoso per la maggior parte delle persone. Durante l’evoluzione, molti esseri umani hanno sviluppato la capacità di digerire il lattosio anche in età adulta, proprio per garantire un adeguato apporto di calcio e vitamina D per rafforzare le ossa.