È un’infiammazione della mucosa vaginale, talvolta estesa alla vulva, di origine infettiva o meno.
Medico Chirurgo Specialista in Ginecologia e Ostetricia e Consulente Sessuale.
La vaginite è un’infiammazione della mucosa vaginale, talvolta estesa alla vulva, di origine infettiva o meno.
Le perdite vaginali fanno parte della fisiologia del tuo corpo, quindi sono del tutto normali. Ma quando cambiano aspetto, odore, consistenza e sono associate a prurito/bruciore, possono diventare patologiche. È possibile che all’inizio tu abbia evitato il problema per l’imbarazzo di parlarne con uno specialista; magari ti sei autodiagnosticata una Candida e iniziato dei rimedi fai-da-te sbagliati. In realtà, non c’è nulla di cui vergognarsi se le perdite che trovi sulla biancheria intima sono cambiate. Anzi, è proprio questo il momento di leggere i segnali del corpo e capire se si possa trattare di vaginite. Intervenire vincendo qualsiasi timore è importante per trattare l’infiammazione e prevenire le recidive.
Cos’è la vaginite
La vaginite è un processo infiammatorio della mucosa vaginale. Può essere di origine infettiva (causata da batteri, funghi o protozoi) oppure non infettiva, quando deriva da irritazioni, allergie o carenza ormonale. Alcune volte, l’infiammazione può coinvolgere anche la vulva (la parte esterna dei genitali): in questi casi si parla di vulvovaginite.
Normalmente la vagina è un ambiente protetto dal delicatissimo equilibrio della sua flora batterica (microbiota vaginale). Tale equilibrio dipende soprattutto dalla presenza dei lattobacilli, i “batteri buoni”, che mantengono il pH vaginale acido (tra 3,8 e 4,2) e impediscono, così, la proliferazione di microrganismi patogeni. Nel momento in cui questo equilibrio viene alterato, ecco che il microbiota diventa più vulnerabile e può svilupparsi la vaginite.
Vaginite: sintomi e manifestazioni più frequenti
Come abbiamo accennato, non tutte le perdite vaginali sono patologiche. Infatti, è normale trovare quotidianamente delle secrezioni sulla biancheria intima o a periodi intermittenti (soprattutto durante l’ovulazione). La maggior parte delle perdite biancastre e inodori sono fisiologiche. Nella vaginite, invece, si accompagnano quasi sempre a sintomi di fastidio impossibili da ignorare, come il prurito.
Molti sintomi si sovrappongono tra le diverse forme di vaginite. Per questo l’autodiagnosi (e l’autoterapia) spesso non risolvono il problema, anzi, possono peggiorarlo. Meglio affidarsi a un medico per comprendere al meglio i sintomi e ricevere una diagnosi precisa.
Osserviamo quali possono essere le manifestazioni più comuni della vaginite.
Perdite vaginali anomale
Sicuramente è il segno più frequente fra tutti, ma da solo non basta per fare una diagnosi precisa. Il cattivo odore che spesso accompagna queste strane perdite, diverse dal solito, è legato alla produzione di amine da parte di batteri anaerobi, soprattutto nella vaginosi batterica.
Le perdite della vaginite possono essere:
- bianche e dense, grumose, come il “latte cagliato” (tipiche della candidosi)
- grigiastre, fluide, con cattivo odore di pesce (vaginosi batterica)
- giallo-verdastre e schiumose (tricomoniasi)
Prurito e bruciore
Il prurito intenso è un altro sintomo, che in coppia con le perdite anomale, potrebbe aumentare di molto il sospetto di vaginite. Nello specifico, spesso il prurito intenso è associato alla candidosi vulvovaginale.
Anche il bruciore può essere collegato all’infiammazione. È possibile avvertire il bruciore in modo spontaneo (quindi senza una causa), oppure durante la minzione e/o durante i rapporti sessuali.
Vaginite in menopausa
In menopausa può comparire una forma di vaginite legata al naturale calo degli estrogeni. In questo caso il rivestimento della vagina diventra atrofico e ci troviamo in una condizione che rientra nella più ampia sindrome genitourinaria della menopausa. La riduzione degli estrogeni aumenta anche il pH vaginale, il che altera l’equilibrio della flora batterica, rendendo la mucosa vaginale più vulnerabile a infezioni. Di conseguenza, possono comparire diversi sintomi, tra cui: secchezza, bruciore, dolore durante i rapporti e fastidio quando si urina. Le perdite vaginali di solito sono scarse, alcune volte giallastre, e non sempre hanno un cattivo odore. Anche il prurito è meno frequente rispetto ad altre infezioni.
Perché viene la vaginite? Cause e fattori associati
L’alterazione del pH vaginale è uno dei meccanismi più frequentemente coinvolti nello sviluppo della vaginite. Può avvenire per diversi motivi, anche come reazione irritante o allergica, nei seguenti casi:
- utilizzo di antibiotici
- tamponi dimenticati
- detergenti aggressivi
- spray intimi profumati
- fibre sintetiche
- uso di lubrificante o spermicidi
Le cause possono variare a seconda dell’età e delle condizioni individuali (quale elemento scatenante ha provocato l’infiammazione).
Nelle donne in età fertile le forme più comuni di vaginite sono: vaginosi batterica, Candida o Trichomonas (infezione sessualmente trasmessa). In particolare, la candidosi colpisce circa il 75% delle donne almeno una volta nella vita fertile, e quasi la metà avrà due o più episodi. Fattori predisponenti includono:
- diabete non controllato
- gravidanza
- contraccettivi ormonali
- alterazioni del microbiota intestinale
- lavande vaginali frequenti
- rapporti non protetti
Invece, nelle bambine, la causa più frequente è una vulvovaginite aspecifica legata all’igiene perineale o alla contaminazione da flora intestinale.
Diagnosi di vaginite
Una corretta diagnosi per vaginite inizia sempre da un colloquio (anamnesi). Il medico ti chiede che sintomi hai, da quanto tempo durano e se ci sono fattori che possono averli scatenati (magari ti chiederà se di recente hai preso antibiotici).
Dopodiché, si passa all’esame ginecologico, cioè all’esame vaginale con speculum. Viene inserito delicatamente uno speculum lubrificato per osservare la vagina e prelevare un piccolo campione di secrezioni con un tampone: è un gesto che può creare un minimo fastidio ma è rapido e non doloroso.
Se necessario, si possono eseguire ulteriori test più specifici, oppure un esame colturale (coltura microbiologica). Tutti questi esami sono mirati, veloci e necessari per capire la causa precisa del processo infiammatorio in atto, al fine di scegliere la cura giusta.
Una terapia sbagliata, infatti, può alterare ulteriormente il microbiota, favorire la comparsa di recidive o mascherare la presenza di infezioni sessualmente trasmesse!
Rimedi per vaginite
La cura per la vaginite dipende dalla sua causa, come abbiamo visto, dato che esistono diversi tipi di infiammazione scatenati da batteri, funghi, allergie o altri fattori.
Le forme infettive vengono trattate con farmaci specifici: antimicotici per la Candida, antibiotici per la vaginosi batterica, antiprotozoari per il Trichomonas. Per le forme non infettive, invece, è fondamentale identificare l’agente irritante o allergenico, quindi rimuoverlo. Nella vaginite atrofica legata alla menopausa può essere indicata una terapia locale a base di estrogeni.
Accanto alla terapia causale (cioè, che va a trattare direttamente la causa) è importante anche un percorso personalizzato nella gestione dei sintomi e nella prevenzione delle recidive. Ad esempio, impacchi freddi o tiepidi, nonché prodotti lenitivi specifici possono ridurre il prurito e il bruciore, correzione delle abitudini scorrette, implementazione dei probiotici.
Come funziona il percorso Weda
Non rimandare ancora quella visita ginecologica perché provi imbarazzo a causa di perdite vaginali dense e maleodoranti. Lascia perdere i rimedi casalinghi sperando che il prurito o il bruciore passino “da soli”. Se hai sintomi che ti preoccupano, scopri di più sui percorsi Weda per la vaginite. Una valutazione specialistica può aiutarti a capire la causa e impostare una terapia più mirata che rispetti la tua unicità.
Fonti
- R. Michieli e G. Ventriglia, Vaginiti e microbiota vaginale in “Società italiana di medicina generale”, supplemento 2, 2014.
- https://www.msdmanuals.com/it/professionale/ginecologia-e-ostetricia/vaginite-cervicite-e-malattia-infiammatoria-pelvica/panoramica-sulla-vaginite
FAQ
Le risposte alle domande più frequenti sulla vaginite
Come capire se si ha la vulvovaginite?
Perdite anomale (cattivo odore, aspetto a ricotta, colore strano, consistenza), prurito, bruciore e arrossamento sono segnali comuni. Ma serve comunque una visita ginecologica.
La vulvovaginite è contagiosa?
Potrebbe, non sempre. Dipende dalla sua causa. Ad esempio la vaginite da Trichomonas è una malattia a trasmissione sessuale.
Quali sono i rimedi della nonna per la vulvovaginite?
È meglio evitare le automedicazioni fatte in casa. Tuttavia, puoi cominciare a eliminare le possibili fonti irritanti come spray o detergenti profumati.
Fermenti lattici per la vaginite sono utili?
Non per la cura, piuttosto per la prevenzione. I lattobacilli fanno parte di un ecosistema vaginale sano e la loro riduzione predispone alle infezioni; ma le cure principali si concentrano su antibiotici specifici e antifungali.